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martedì 6 febbraio 2024

Crackers ai semi aromatizzati alla cipolla - ricetta veloce per un racconto lungo

Una sera di svariati anni fa.

Con mamma e sorella ci rechiamo in un paese della collina torinese per un rosario (era mancato il papà di una mia cara amica).

Mentre siamo in Chiesa inizia ad abbattersi, sul paesello e zone limitrofe, una bomba d'acqua che in poco meno di un' ora fa danni indicibili.

All' uscita dalla Chiesa il sole è già tramontato ma grazie al cielo non piove più.

Lievemente rincuorata mi metto al volante della mia amata Franky per tornare a casa: una decina di chilometri percorsi su strade di paese.

N.d.R.: All' epoca ero patentata da pochi anni e, soprattutto, non guidavo moltissimo (solo nel fine settimana).

Procedo cauta ed un filo atterrita nel constatare quali e quanti danni ha causato il nubifragio  di poco prima.

La strada è scarsamente illuminata. Raggiungo il punto del percorso nel quale la strada digrada e passa sotto un ponticciolo.

All' improvviso vedo davanti a me una pozza d'acqua (tipo lago). Decido di procedere ugualmente ("e che diamine! sarà mica così profonda?!") ma, ne vedere il livello dell' acqua alzarsi, perdo la mia determinazione e mi fermo. 

L'acqua arriva a metà pneumatico. Preda della mia scarsa destrezza/esperienza/prontezza, inserisco la retromarcia ma la mia amata Franky si spegne (ovviamente per colpa mia).

Provo a riavviare. La macchina non parte. Ci riprovo. Stesso risultato. 

In mezzo ai toni concitati di mia sorella (impaurita) mi rendo conto che siamo sole, nel buio della notte (comunque la luce era quella), in un punto non molto visibile di una strada a bassa frequentazione.

Il sonoro "Giuà" di mia mamma che con disapprovazione mi redarguisce per la mia esclamazione ruspante "O ca##o! E mo'?!?" mi lascia ad intendere che, almeno lei, riesce a conservare un po' di calma e mi infonde coraggio (si preoccupava più di riprendermi che del pasticcio in cui eravamo finite).

Mentre cerco in borsa il mio cellulare per provare a chiamare l' autosoccorso, dall' altro versante del pozzangherone, ecco comparire i fari di un mezzo gigantesco: un camion dei vigili del fuoco.

I pompieri erano lì per aspirare l'acqua del lago/pozzangherone.

Prontamente abbasso il finestrino, sventolo il braccio, urlo "ehi siamo qui!" coperta dal suono del clacson cui mi attacco come se non ci fosse un domani e ci aggiungo anche una sfanalata "che male non fa!" (il tono della mia mamma aveva virato decisamente sull' approvazione).

A quel punto vedo il vigile dal lato del guidatore scendere dal camion.

Io urlo.

Lui fa qualche passo e mi fa un cenno con la mano.

Mi taccio e lascio in pace quel povero clacson.
Il pompiere si gira verso il suo collega ed urla - lo sentiamo tutte e tre distintamente - "Sì! Sì! E' donna!"

....

....

....

Con un sonoro "Ma daiiiiiii" lascio andare il capo contro il clacson che ovviamente funziona benissimo ed incita i vigili a darsi una mossa (cosa che ovviamente era ben lontana dalle mie intenzioni).

Morale della favola: i vigili ci hanno trainate fuori dalla pozza per cui anziché il muso da lesa maestà per l' orgoglio ferito ho sfoderato un sorriso (sincero!!) ringraziando e riconoscendo di aver ricalcato a pieno il cliché di "donna media al volante".

Piccola parentesi da romanzo rosa:
Poi va beh... mia mamma era convinta che l' eroe - uso parole non sue (cioè non di mamma) - ce stesse a prova' perché egli, notando il fiocco da ricevimento nuziale attaccato all' antenna di Franky,  aveva chiesto "è per un matrimonio?" ed io "sì! il suo", indicando mia sorella, "si è sposata 4 mesi fa".

L' eroe avrà pensato "questa è una povera scema" (ignorando che, in realtà, la cementificazione del fiocco all' antenna non era un vezzo romantico ma mi facilitava l' individuazione di Franky nei parcheggi).

"Ah il suo matrimonio? E tu? Non sei sposata?"...insomma robe così.

Io un po' imbarazzata (mi ero lasciata col moroso poche settimane prima) ho lasciato cadere la domanda nel vuoto e per colmare il silenzio sento la mia voce esclamare "Beh...si è fatto tardi! Grazie ancora!".

Fine Piccola parentesi da romanzo rosa.

Il vigile "anziano", che aveva osservato in disparte la scena, senza nemmeno provare a nascondere l' idea che si era fatto di me, esclama "Sì ma mica crederai che parta?".

Ed io "parte! parte!" (intanto mi ripetevo "beh?! sta certezza?")

Inserisco la chiave nel quadro. Giro. Magia. La mitica Franky con orgoglio (della serie "sta co@|!ona ci prova a boicottarmi ma io non cedo") riparte.

Poi va beh... il fatto che stesse per lasciarmi a piedi quando dovevo ripartire da casa di mia sorella e che nei giorni successivi in più di un' occasione mi abbia abbandonato è un' altra storia.

Storia terminata con la sostituzione del motorino di avviamento che pareva essersi rotolato nel fango (un po' come un candido Golden Retriever).

Quante risate nel ricordare quell' episodio. Ancora adesso a distanza di anni. Risate ma anche riconoscenza perché.... poteva andare decisamente peggio! Poteva piovere! [cit.] Oddio... aveva già dato poco prima.

Dato che vi ho seviziati abbastanza con questo racconto infinito, vi lascio una ricetta velocissima!!!
Vi prende la voglia di sgranocchiare qualcosa di salato? Di gustoso ma che possibilmente non attenti troppo al vostro girovita? 
Allora preparate questi favolosi crackers ai semi! La ricetta proviene da qui ma io l' ho modificata utilizzando farina di riso + semola al posto della farina di farro, diminuendo la quantità di olio ed aumentando leggermente quella di acqua e poi aggiungendo un' aromatizzazione. Io stravedo per la cipolla ad ogni modo i crackers sono buonissimi anche "nature".

Una leccarda di crackers: 

  • 40gr. di semi di girasole
  • 20gr. di semi di lino
  • 20gr. di semi di sesamo bianco
  • 1 cucchiaio pieno di semi di chia
  • 1/2 cucchiaino di sale in fiocchi + altro per cospargere i cracker (io ho usato del fleur de sel)
  • 45gr. di farina di riso integrale (*)
  • 20gr. di semola rimacinata di grano duro (*)
  • 2 cucchiai di cipolla in fiocchi
  • mezzo cucchiaino di cipolla in polvere
  • 65gr. di acqua
  • 30ml di olio extravergine di oliva

(*) la ricetta originale prevedeva solo un tipo di farina
Strumenti
:

  • ciotola
  • frusta a mano
  • leccarda
  • due fogli di carta da forno
  • mattarello
  • coltello
  • gratella 

Preparazione:

Ho acceso il forno impostando la temperatura di 180°C.
Nella ciotola ho inserito gli ingredienti nell' ordine in cui sono elencati.

Ho mescolato il tutto con la frusta a mano. Il composto che si ottiene è una specie di poltiglia tutta semi!
Ho versato il tutto su un foglio di carta forno, ho coperto con un ulteriore foglio di carta forno e con il mattarello ho steso l' impasto in una sfoglia sottile. 
Ho poi tolto il foglio di carta forno superiore, cosparso la sfoglia con altro sale in fiocchi e nuovamente coperto con la carta per far aderire bene il sale alla sfoglia. 
Prima di infornare, con un coltello (ma anche con un tarocco) ho praticato dei tagli sulla sfoglia per dare una forma di massima ai crackers. 
Ho provato anche con la rotella tagliapizza ma ve la sconsiglio perché la sfoglia tendeva ad arricciarsi.

Ho infornato per una ventina di minuti e comunque fino a doratura dei crackers. 
L' aroma della cipolla si sente molto + intensamente tanto più li lascerete raffreddare (il giorno dopo, ad esempio, sono spettacolari).
Si conservano diversi giorni in una scatola di latta mantenendo tutta la loro croccantezza e fragranza!





Provateli e ditemi se una volta assaggiati riuscite a fermarvi.
Vi abbraccio!
A presto,
LaGio' Riccia

mercoledì 7 luglio 2021

Pizzette da buffet... e i complimenti! -_-

Fin da piccola i complimenti mi hanno sempre messo in imbarazzo... forse perché non amo essere al centro dell' attenzione e quindi "essere notata" o "essere messa in risalto" mi fa sentire a disagio. Di fronte ad un complimento in genere le mie reazioni sono due:

1. sminuire quanto il complimento mette in risalto 
es.: quando mamma raccontava ai suoi conoscenti "E' sempre andata bene a scuola! Ha anche preso delle borse di studio" immancabilmente la seguivo a ruota con "Non volevo andar male per una questione di orgoglio"

2. cercare di far ricredere la persona che mi faceva il complimento o mettere in dubbio la sua obiettività
es.: conobbi "l' ipocondriaco" ad una cena di amici alla quale partecipava anche mia sorella (che ha sempre riscosso maggior successo di me con l' altro sesso). Il giorno successivo, l' amica che aveva organizzato la cena mi disse che l' ipocondriaco era rimasto "folgorato da Giovanna". La mia risposta è stata "Ma lo sa che Giovanna è quella riccia?" perché pensavo che mi avesse confusa con mia sorella.

Ultimamente, però, in due circostanze diverse non sono stata in grado di replicare come di consueto.
La prima:
Visita ginecologica. "Ravanando" (n.d.R.: mentre stava effettuando su di me un' ecografia interna) la mia ginecologa ha esclamato con convinzione "Ha una bellissima testa dell' utero!".
La mia risposta? "Grazie!! Non me l' aveva mai detto nessuno!" -_-

La seconda:
Studio dentistico. Durante un' apicectomia (è un intervento di chirurgia endodontica) il mio dentista con fare sognante se ne esce con un: "Ha proprio un bell' osso!" 
Ecco...qui mi sono limitata ad un "Grazie!" un po' perché, tra aspiratore ed aggeggi vari, avevo la bocca un filo impegnata ed un po' perché ero, come dire, sinceramente stupita... per i primi due secondi... ed atterrita subito dopo quando, cioè, ho realizzato che... mi aveva visto l' osso...!!!! -_- 

Diciamo che questi due complimenti mi hanno insegnato due cose: la prima che limitandosi a ringraziare non accade nulla. La seconda è che posso affermare "Sono bella dentro" con maggiore convinzione rispetto a prima! La mia è una bellezza... come dire?! Interna... non accessibile a tutti!! Ahahahahah

Ma veniamo alla ricetta.
Come noterete dalla foto e, più precisamente, dai decori del piatto, è una ricetta che ho fatto per l' aperitivo di Natale. Avevo voglia di preparare qualcosa di sfizioso ma che non mi portasse via troppo tempo dato che avevo anche altro da preparare. 
La ricetta proviene dal questa pagina di Simona che, oltre ad essere una garanzia in fatto di ricette, è davvero una persona carina e gentile. Non ha bisogno della mia sponsorizzazione ma, se non la conoscete, passate a trovarla qui.
Della ricetta ho cambiato solo il condimento. L' impasto è perfetto così com'è per cui se risponderò ai vostri commenti con un "Mi sono limitata a replicare una ricetta perfetta" o simili... beh non sarà perché ho dimenticato gli insegnamenti di cui sopra o per falsa modestia ma per semplice onestà!

Ingredienti per l' impasto:

  • 500 gr. di farina 0 
  • 50 gr. di olio evo
  • 100 gr. di latte
  • 120 gr. di acqua
  • 1 uovo
  • 2 gr. di lievito di birra
  • 15 gr. di zucchero semolato
  • 15 gr. di sale

Ingredienti per condire:

  • sugo al basilico 
  • mozzarella fior di latte a dadini lasciata scolare un po'
  • olio evo
  • origano
Strumenti:
  • ciotola
  • pentolino
  • pellicola per alimenti
  • tarocco
  • mattarello
  • colino
  • tazza
  • ciotolina
  • cucchiaino
  • cucchiaio
  • leccarda
Preparazione
La sera prima ho intiepidito il latte in un pentolino e vi ho sciolto il lievito. Nella ciotola ho messo la farina, ho unito il latte con il lievito poi lo zucchero, l' uovo e l' olio. Ho iniziato ad impastare e poi ho aggiunto l' acqua a poco a poco e per ultimo il sale ed ho impastato fino ad ottenere una massa liscia,  compatta ed incordata. Ne ho ricavato una palla che ho messo nella ciotola unta d' olio, ho ricoperto con pellicola alimentare ed ho messo a riposare in frigorifero tutta la notte.
Ho tagliato a pezzettini la mozzarella e l' ho messa in frigorifero in un colino dentro ad una tazza.
Il mattino successivo ho estratto l' impasto dal frigorifero e fatto acclimatare mezz' oretta.
Nel frattempo ho condito il pomodoro con olio, un pizzico di sale ed origano.
Ho acceso il forno impostando la temperatura di 180°C.
Ho versato l' impasto sulla spianatoia e l' ho allargato a formare un rettangolo a cui ho dato due pieghe. Con un tarocco ho ricavato tante striscioline e da queste delle porzioni di impasto da 20 gr. ciascuna. 
Ho formato le palline che poi ho schiacciato un po' con il mattarello e le ho riposte sulla leccarda ricoperta di carta da forno.
Con un cucchiaino ho condito ciascuna pizzetta (schiacciandola un po' prima) con il pomodoro. Ho infornato per 15 minuti ed ho estratto la teglia dal forno, ho aggiunto su ciascuna pizzetta la mozzarella a dadini, un filo d' olio ed ancora un po' di origano. Ho di nuovo infornato per altri 5 minuti.
 


Hanno riscosso molto successo perché sono davvero deliziose!

Un grande abbraccio!
A presto.
LaGio' Riccia.


giovedì 1 agosto 2019

Di Frisceu e di voglie estive

***Attenzione: POST ad alto CONTENUTO NOSTALGICO***

E fu così che il tanto desiderato agosto arrivò.
Finalmente è quasi giunto anche per me il tempo delle vacanze.
Voi dove andrete in vacanza o dove siete già stati?
Preferite il mare o la montagna?

Per me - credo di averlo già scritto altre volte e, con ogni probabilità, continuerò a farlo negli anni a venire - non è estate senza mare.
Sarà che ci sono nata.
Sarà che il profumo di salsedine misto ad olio solare mi fa sentire a casa.
Sarà che con i primi caldi il mio pensiero corre subito là...a quando vivevamo a Diano Castello.

...alle sere d'estate in cui andavamo al Valle Chiara - il bar con terrazza del paese - dove spendevamo gli spiccioli che ci dava la nonna a suon di gelati (per me immancabilmente il "Cremino"), di chewing-gum a forma di pallette dai colori sgargianti e dal sapore non meglio precisato (che nemmeno mi piacevano...ma che bello infilare la monetina nel dispenser, girare la manopola e sentirli scendere giù ),  di partite a Flipper e di selezione di canzoni dal juke-box.

...alle giornate interamente vissute sul terrazzo di casa.
Quanti giochi improvvisavamo Tata ed io!!!

Esempi di giochi improvvisati  

- La piscina delle Barbie ossia una bacinella (quella azzurra con due manici laterali dove da piccine la mamma ci faceva il bagno) piena d'acqua in cui facevamo fare alle nostre Barbie tuffi mirabolanti che Tania Cagnotto levate (e che rottura ogni volta tentare di districare i nodi ai loro capelli che, da bagnati,diventavano setosi quanto una scopa di saggina)
- La drogheria. In paese c'erano pochi negozi. Uno di questi era quello della Miluccia che era fornitissimo di tutto. Ricordo che aveva uno di quei bastoni che terminavano con la pinza per riuscire a prendere gli articoli piazzati in cima agli scaffali  senza dover salire sulla scala a pioli.
Per noi era il "negozio" per cui quando volevamo giocare a
"facciamo che io ho un negozio e tu vieni a fare la spesa?" 
immancabilmente pensavamo a quello.
Così la commessa improvvisata di turno si piazzava in casa, con le persiane chiuse, facendo capolino dall'antina centrale tirata su e sporgeva alla cliente di passaggio  banane e pomodori di plastica, brioches, biscotti in gomma (le mitiche sorpresine trovate nei pacchi di brioches di una nota marca), scatolette di tonno in plastica. Robe così. Il divertimento maggiore era usare il registratore di cassa con i soldi finti... proprio come facevano i grandi!
- La forza di gravità. Far passare dal buco di scolo del terrazzo ogni genere di oggetto: dalle palle magiche alle palline di carta o di stagnola...ché tanto lo scolo si affacciava sul cortile dei nonni e quindi poi tutto ciò che buttavamo giù, scendevamo a recuperarlo (anche perché altrimenti suscitavamo disappunto in nonna Laura... e per lei questo equivaleva a farsi venire i pomelli rossi alla Heidi, serrare le labbra, gonfiare le guance e dopo qualche minuto esplodere in un "Pè-pè-pè-pè-pè" tipo il "Pippo Pippo Pippo" del Tenerone ma con più turbamento).

(In verità rubavamo anche il sale grosso dai pomodori che la mamma metteva a seccare su un asse al sole...ma questa è un'altra storia e poi non è esattamente un gioco ma una marachella. Solo dopo molti anni Tata ed io abbiamo avuto il coraggio di dire alla mamma che dietro alla muffa delle sue conserve c'era il nostro zampino...)

...alle cene al tramonto a suon di panzanella, cundijun, insalata di riso, fave crude con salame e parmigiano, zucchine e milanesi in carpione, verdure (zucchine, pomodori, melanzane, cavolfiori, carciofi) impanate oppure ripiene e passate in forno o le FRISCEU di seùla o di sucùie ossia le frittelle di cipolla (o cipollotti freschi) o di zucchine (che per noi erano le mitiche trombette dell'orto di nonno).
Ebbene sì, il fritto andava molto in casa nostra.
Sarà per questo che, con l'arrivo dell'estate, a Tata sale su la voglia di fritto???
O forse è perché quando andavamo in spiaggia sentivamo un delizioso profumo di bomboloni provenire dai chioschi dei vari bagni ed ogni tanto la mamma ce li comprava?!?!?!?!

Fatto sta che in una delle scorse sere mi arriva il seguente whatsapp di Tata:



seguito da quello con il risultato... LE FRISCEU!!!!
Non vi dico come ho iniziato a salivare nel momento in cui ho visto quella foto...........
E siccome io non friggo mai, da bravo genio del male quale sono, ho pensato (e questo mi fa onore)
"... perché non pubblicare questa meraviglia sul blog come seconda ricettina frutto della collaborazione con Tata?!?"
Neanche finito di proporglielo, Tata si è subito detta entusiasta perciò eccoci qua!

La mamma, ad onor del vero, dice che nelle frisceu lei non metteva il lievito di birra...ma la birra molto fredda...ma tant'è...

Frisceu di Seùla e di Sucùie:
  • 300 gr. di farina Manitoba;
  • 300 gr. di acqua frizzante molto fredda;
  • mezzo cubetto di lievito di birra fresco;
  • sale fino;
  • cipollotti freschi;
  • zucchine (Tata ha usato le trombette)
  • olio di semi per friggere
Strumenti:
  • coltello
  • grattugia
  • due ciotole
  • una coppetta
  • tagliere
  • due cucchiai
  • una padella per friggere
  • carta da cucina assorbente
Preparazione
Per prima cosa lavare e mondare le zucchine ed i cipollotti.
Grattugiare con una grattugia a fori piccoli le zucchine.
Affettare sottilmente i cipollotti.
In una coppetta sbriciolare il lievito di birra e scioglierlo con un po' di acqua tiepida.
Versare la farina in una ciotola e mescolarla con il sale, praticarvi in mezzo un foro ed aggiungervi il lievito sciolto.
Aggiungere l'acqua frizzante molto fredda fino ad ottenere un composto morbido ed omogeneo (facendolo cadere da un cucchiaio deve scendere a blocchi e non colare).
A questo punto dividere l'impasto in due parti uguali. In una aggiungere le zucchine grattugiate, nell'altra i cipollotti affettati.
Mescolare.
Coprire con pellicola trasparente e far riposare l'impasto fino al raddoppio (Tata ha lasciato riposare un'ora).
Mettere a scaldare l'olio di semi nella padella e, quando caldo, prelevare l'impasto a cucchiaiate e farlo cadere nell'olio (aiutarsi con un secondo cucchiaio per far scendere meglio il composto).
Far cuocere le frisceu 2 minuti per lato (e comunque fino a doratura).
Prelevare le frisceu e metterle a scolare su un foglio di carta assorbente da cucina.


Et voilà, le Frisceu!



Buone vacanze!
Ci rileggiamo a Settembre.

LaGio' Riccia e Tata.

martedì 16 aprile 2019

Crackers curcuma e semi


Qual è il vostro rapporto con i cambiamenti?
Il mio è un po' conflittuale.
Ne riconosco l'importanza, per carità. Per non restare "seduti". Per non farsi schiacciare dalla noia, dalla routine. Per ampliare i propri orizzonti ed imparare qualcosa in più su se stessi e su ciò che ci circonda.
Però a me i cambiamenti spaventano. Questo perché mi definisco una "inguaribile pessimista". Abbandonare il certo per l'incerto mi spaventa ma poi affronto l'ignoto e spesso, non sempre,
mi ritrovo a gioire delle novità.
Questo è un periodo di cambiamenti, per me.
Primo fra tutti: ho cambiato parrucchiere (se siete donne leggerete questa affermazione con la stessa angoscia provata da Frodo Baggins la prima volta che ha sentito avvicinarsi i Nazgul).
Insieme abbiamo affrontato la problematica "spuntatina" (qui ci vedrei bene in sottofondo la colonna sonora dello squalo) che si è rivelata essere un taglio vero e proprio. Era dalla 4a superiore che non avevo i capelli così corti.
E' stato un trauma. Il giorno prima tirando i ricci mi arrivavano poco sopra il coccige. Il giorno dopo poco oltre le spalle.
Per una decina di giorni sono andata avanti a raccoglierli con una pinza perché di vedermi in quello stato proprio non se ne parlava.
Le mie colleghe basite perché nemmeno con i 35° estivi mi risolvevo a raccogliere i capelli.
Ad ogni modo pian piano mi sto abituando e continuo a ripetermi come un mantra che i capelli andavano tagliati per una questione di salute del riccio.
Altro cambiamento "epocale": la sede lavorativa. Ora sono in consulenza presso gli uffici del cliente (finché non si renderanno conto dell'affarone che hanno fatto a prendermi).
E' stato difficile, destabilizzante ed anche un po' "commovente", fare gli scatoloni delle mie cose (accumulate in circa 15 anni di lavoro in sede) per sgomberare quella che presto sarà la scrivania di qualcun altro.
Per non parlare, poi, del dover salutare le mie colleghe di sempre con cui condividevo da tempo immemore le pause caffé o i pranzi del venerdì.
Capirete, viste le premesse, che questo, per me, è un momento un po' delicato.
Cucino per scacciare l'ansia.
Ho un sacco di foto di brioches, biscotti, torte preparati per non fermarmi a pensare e spararmi le mie s*** mentali e farmi da esse sopraffare.
Chissà quano riuscirò a condividerle con voi...

In ogni caso volevo scrivervi prima delle vacanze pasquali per farvi i miei auguri.
Se avete la fortuna di poter godere dei vari ponti che sembrano piazzati ad arte, allora vi auguro di riposarvi e di dedicarvi a quello che più amate!

Quella che vi propongo è una ricetta velocissima.

La ricetta di crackers buoni, gustosi, sani e colorati che, secondo me, sulle tavole addobbate a festa per la Pasqua o nel cesto da pic-nic di Pasquetta stanno che è una meraviglia!
L'idea proviene dal blog della meravigliosa Sandra.
Siccome lei suggeriva di provare abbinamenti diversi, così ho fatto. Ecco, quindi, la mia proposta!

Io vi suggerisco di usare la nonna papera per tirare la pasta e per ottenere dei crackers più sottili e quindi friabili.
Io l'ho stesa con il mattarello ma non vi nascondo che l'avrei preferita più sottile.

Crackers alla curcuma e semi

Ingredienti:
  • 150 gr. semola rimacinata di grano duro
  • 75 gr. di farina di riso
  • 75 gr. di farina di miglio
  • 1 cucchiaio da minestra di semi di sesamo
  • 1 cucchiaio da minestra di semi di chia
  • 1 cucchiaino da tè di curcuma 
  • sale affumicato danese a piacere
  • pepe nero macinato fresco
  • 3 cucchiai da minestra di olio extra vergine d'oliva
  • 200 gr. di acqua a temperatura ambiente (io l'ho usata tutta ma dipende da quanto le farine assorbono i liquidi)
  • olio e sale per spennellare
Strumenti:
  • ciotola
  • mattarello o nonna papera
  • coppa pasta o rotella taglia pizza
  • pellicola trasparente per alimenti
  • leccarda
  • carta da forno
  • pennello
Preparazione
In una ciotola ho setacciato le farine e le ho mischiate con i semi, la curcuma ed il sale.
Ho poi aggiunto i cucchiai d'olio e l'acqua a poco a poco (potreste non doverla utilizzare tutta).
Ho lavorato il tutto fino ad ottenere un impasto liscio e morbido con il quale ho formato una palla che ho lasciato riposare coperta per mezz'ora.
Passato il tempo di riposo ho acceso il forno impostando la temperatura di 200°C.
Nel frattempo ho tirato la sfoglia (coprite sempre la pasta in attesa di essere lavorata per evitare che si secchi), ho ritagliato i crackers con un coppa pasta (mi piaceva l'idea
di fare dei crackers tutti uguali e regolari ma nulla vi vieta di utilizzare la rotella taglia pizza), li ho posizionati sulla leccarda rivestita di carta da forno, li ho spennellati con un
po' di olio extra vergine e cosparsi con un po' di sale.
Ho infornato per 10 minuti o comunque fino a doratura.
Si conservano in una scatola di latta per diversi giorni.






Buone feste!
A presto.
LaGio' Riccia.

sabato 24 maggio 2014

Flamenquìn CASERO de Jamon y Queso per "La via dei sapori"

L'iniziativa "La via dei sapori" delle carissime Serena  ed Arianna  mi è piaciuta subito.
L'idea di salire virtualmente su di un bus che viaggia in giro per il mondo seguendo un itinerario eno-gastronomico mi entusiasma e non poco.
Per un anno, quindi, questo bus toccherà nazioni diverse (una per mese) ed a chi deciderà di salire a bordo, toccherà il compito di postare una ricetta relativa alla nazione incriminata.
Ho sempre pensato che il bello di andare a sbirciare nelle altre cucine (preferisco questa espressione alla più fredda "visitare altri blog") è proprio quello di scoprire piatti della tradizione di altre regioni, città.
Ma non solo...scoprire nuovi ingredienti ed anche il relativo utilizzo...e magari chissà, anche qualcosa in + su usi e costumi.
Se poi l'idea è quella di oltrepassare i confini italiani...ben venga!!!
Per la seconda tappa di questo fantastico bus si va in Spagna.
Serena ed Arianna chiedono, eventualmente, di raccontare un aneddoto legato al piatto e, sorpresa delle sorprese, io ce l'avrei anche!!!
Quindi...come non partecipare???
Il piatto che presenterò per questa tappa è il Flamenquìn. Un piatto che ho avuto il piacere e quasi l'obbligo (capirete poi perché ^_^) di assaggiare durante la prima vacanza estiva (risalente ad agosto 2012) che trascorremmo insieme Love Of My Life ed io ...la meta era una delle diciassette comunità autonome della Spagna: l'Andalusia.
Il viaggio prevedeva di trascorrere i primi due giorni a Granada - con tappa obbligata alla sensazionale Alhambra (tra l'altro se voleste andare a visitarla vi consiglio di prenotare i biglietti on-line...in questo modo eviterete estenuanti code a serpentone), i 3 successivi a Vejer De la Frontera (e qua ci siamo goduti dei fantastici giorni di mare) per poi concludersi a Siviglia.
Ma torniamo all'aneddoto...
Il secondo ed ultimo giorno a Granada lo utilizzammo per visitare l'Alhambra. Considerate che nell'agosto 2012 la temperatura alle 21 era di 38°C.Vi lascio immaginare durante la giornata. Il pomeriggio girammo per un mercatino grazioso, tappa in un locale dove bevemmo la migliore sangria mai assaggiata prima (proprio per scacciare l'arsura, spero comprendiate) e poi la sera...visto il caldo optammo per andare a tapear. Decidemmo di andare a sensazione e di fidarci del nostro istinto.
Vedemmo un locale con fuori delle botti. L'aspetto, all'interno, era molto rustico e le persone che lo popolavano sembravano essere clienti abituali (beh...in realtà sembravano proprio far parte dell'arredamento...ma questo è un altro discorso).
Il locale aveva pochi posti a sedere, diverse botti che i clienti usavano come piani d'appoggio ed il bancone.
Decidemmo di entrare.
Guardammo la vetrinetta alla ricerca di qualcosa da mangiare, chiedemmo anche il menu. Eravamo turisti e non parlavamo la lingua. Questo era evidente :-).
Ad un certo punto, persi in tutta quella serie di nomi che per noi non volevano dire assolutamente nulla, sentimmo il cameriere dirci "Tenemos Flamenquìn casero".
Love Of My Life ed io lo guardammo con lo stesso trasporto di una mucca che guarda il treno che passa e con un sorriso incerto annuimmo.
Al che sentimmo un'altra voce provenire dalla cucina...probabilmente un suo collega deve aver detto qualcosa del tipo "ma gliel'hai detto del Flamenquìn???" perché poi il nostro interlocutore disse qualcosa che, a giudicare dal tono (carico di disappunto ed incredulità), ci suonò come "Le dije que tenemos Flamenquìn CASERO pero ellos no entienden!" (ossia: "gliel'ho detto che abbiamo il flamenquìn casero ma questi so' de coccio!").
Al che non potemmo esimerci dal provare questo tanto sponsorizzato Flamenquìn casero...doveva essere qualcosa di veramente eccezionale!
Con aria goduta chiedemmo: "Dos Flamenquìn, por favor!" e per tutta risposta ricevemmo una...CAZZIATA pazzesca!!! Scusate il francesismo!!! Con un tono pieno di rimprovero il nostro "amico" ci disse:
"No dos Flamenquìn!!! Flamenquìn por dos!". E credo che ci abbia preso per il retro-sud con tutti gli avventori successivi, colleghi, parenti.
Pazienza: è sempre un'ottima cosa suscitare il sorriso ^_^.
Pur sentendoci dei completi idioti, mangiammo comunque di gusto questa meraviglia CASERA.
Nei giorni successivi assaggiammo anche il Flamenquìn di Siviglia...non casero e nella versione vegetariana con ripieno di verdure (con funghi e spinaci oltre che il formaggio)...e devo dire che ci piacque anche di più
 ma quello CASERO...ci rimase nel cuore! Come si dice..."il primo Flamenquìn non si scorda mai!".

Questo piatto viene chiamato così in ragione del suo colore biondo (dato dalla panatura) che ricorda quello dei capelli dei fiamminghi che accompagnarono l'imperatore Carlo V (fonte Wikipedia)

Vi segnalo questo link per trovare qualche notizia in più in merito:.
Qui di seguito troverete la ricetta del primo Flamenquìn con cui ci siamo deliziati LoveOfMyLife ed io :-).
La ricetta originale vuole che i Flamenquìn vengano fritti. Mi perdonerete ma io di fare il fritto non ci penso proprio quindi li ho cotti in forno!!!

Questo è il banner della rubrica (oltretutto...scusate la mia civetteria ma...non trovate che i colori si abbinano benissimo a quelli della mia creatura?!?!?!?):




Flamenquìn por dos ^_^:
  • 2 fettine di lonza di maiale tagliate sottili
  • 2 fettine di jamon serrano
  • 1 uovo
  • 60 gr. di queso tagliato in 6 bastoncini (io ho utilizzato del Fontal)
  • farina 00 q.b.
  • pan grattato
  • un pizzico di sale
  • olio EVO

Strumenti:
  • una ciotola in cui sbattere l'uovo
  • una forchetta
  • due piatti piani
  • eventualmente un batticarne se le vostre fettine dovessero essere troppo spesse
  • una leccarda rivestita con carta da forno
  • stuzzicadenti 
  • un tagliere

Preparazione
Ho acceso il forno impostando la temperatura di 180°C.
Ho preso una fettina di maiale e l'ho messa sul tagliere. In centro vi ho adagiato la fettina di jamon, tre listarelle di formaggio.
Ho arrotolato la carne lungo il lato più corto e l'ho chiuso.
In una ciotola ho sbattuto l'uovo con un po' di sale.
Ho passato l'involtino nella farina, successivamente nell'uovo e poi, per ultimo, nel pan grattato.
Ho ripetuto le stesse operazioni per la seconda fettina di carne.
Ho poi disposto gli involtini così ottenuti su una teglia rivestita con carta da forno e li ho irrorati con dell'olio extravergine d'oliva.
Ho infornato e lasciato cuocere per 45 minuti circa avendo cura di girare ogni tanto gli involtini.
Una volta cotti li ho sfornati e trascorsi 5 minuti li ho tagliati a fettine di 2cm circa e li ho serviti..

¡Olé!

¡Hasta pronto!
LaGio' rizada ^_^.










martedì 6 maggio 2014

Madeleines allo speck con sale affumicato danese

Ci sono quelle ricette che, pur essendo semplici, stupiscono per la loro originalità...ed è subito amore a prima vista!

Quando sono incappata in questa ricetta - che ho trovato sul primo numero della raccolta "Piccola Pasticceria dolce e salata" edita da Lachette - oltre ad essermene innamorata, ho subito pensato ad una persona ben precisa a cui regalarla anche solo virtualmente: la carissima Alice del blog La cucina di Esme. Il suo blog ha da poco compiuto 3 anni e per festeggiarlo Alice ha indetto il contest "Nel cesto del pic-nic".
Questa ricetta, quindi, è tutta per lei :-) e sono contentissima perché è proprio così che a me piace fare i regali: trovare quel qualcosa che ti fa venire in mente il destinatario. Chiaro che bisogna avere una buona dose di fortuna...ma del resto a che servirebbe il retro-sud che a suon di corsa e piscina tento faticosamente di buttar giù?!?!?!? ^_^


La ricetta originale prevedeva l'uso del prosciutto crudo. Io l'ho sostituito con del golosissimo speck della Valtellina, ho ridotto il numero di uova a 3 (anziché 4) perché "quelle passava il convento" ed al posto del sale comune ho utilizzato un sale per me "prezioso"...un sale affumicato danese che ho acquistato qualche giorno fa!
Come sempre qui di seguito troverete la mie versione della ricetta.

Ingredienti per 18 Madeleines grandi e 12 Madeleines piccine:
  • 5 fettine sottili di speck
  • 3 uova
  • 100 gr. di burro
  • 150 gr. di farina 00
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci NON vaniglinato
  • 1 pizzico di sale affumicato danese
  • 1 pizzico di pepe nero

Strumenti:
  • un setaccio
  • due terrine
  • una ciotola
  • un tagliere
  • un coltello per sminuzzare
  • un pentolino
  • una frusta a mano
  • un cucchiaio ed un cucchiaino
  • una gratella per dolci

Preparazione
Ho fatto sciogliere  il burro in un pentolino a fuoco moderato. Quando il burro risultava completamente sciolto, l'ho lasciato cuocere finché non ha assunto un color nocciola e l'ho trasferito in una ciotola per fermarne la cottura.
Ho sminuzzato le fette di speck.
A questo punto ho acceso il forno impostando la temperatura di 200°C.
Ho setacciato la farina con il lievito in una terrina.
Nell'altra terrina ho montato le uova con il sale ed il pepe fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso e poi ho aggiunto il burro.
Ho poi unito la farina (col lievito) alle uova ed ho mescolato energicamente con una frusta a mano per evitare la formazione dei grumi.
Per ultimo ho aggiunto lo speck sminuzzato.
Con l'aiuto di cucchiaio e cucchiaino ho distribuito l'impasto nello stampo per madeleines riempiendo le cavità per i due terzi.
Ho infornato per 10 minuti (ma comunque ho verificato con uno stuzzicadenti).
Una volta tiepide le ho sfornate e messe su una gratella per dolci.

Per renderle ancora più morbide il consiglio di "Piccola pasticceria dolce e salata" è quello di aggiungere all'impasto un cucchiaio di parmigiano grattugiato che io però ho omesso perché volevo che risaltasse il sapore affumicato di speck ma soprattutto del sale danese!! :-)
Io le trovo perfette per un pic-nic ma anche per un aperitivo....
Buon appetito e Buon Compi-blog, Alice!!!

Queste le mie Madeleines...


e questo è il banner del contest del blog La cucina di Esme: 



  Ciau,
LaGio' riccia.

mercoledì 9 aprile 2014

I cornetti salati del riciclo (con wurstel e formaggio)

Ed ecco una ricettina veloce veloce nata dalla necessità di smaltire la pasta brisè che avevo avanzato dalla ricetta della torta verde della mia mamma.
Grazie al mio nuovissimo tappetino in silicone con tanto di misurazioni e sagome, sono riuscita a stendere la pasta in modo tale da ottenere un cerchio del diametro di 30 cm e dello spessore di 2 mm.
Che meraviglia...non pensavo fosse possibile questo miracolo! Non che ambissi a diventare Giotto...ma quanto meno avvicinarmici con un ovale od un'ellissi. Ho sempre steso l'impasto e con rassegnazione constatato che in quanto a forme ci sono ampi margini di miglioramento.
Ad ogni buon conto cerchiamo di non divagare...
Ho cavalcato l'onda della prima idea che mi è venuta in testa (l'ora del pranzo si stava approssimando troppo per potermi concedere voli pindarici tra le n e più ricette che prima o poi proverò) ossia ricavarne dei cornettini salati sfruttando delle "giacenze" del frigorifero: wurstel e formaggio a fette.
Ovviamente con la pasta sfoglia rimangono molto + belli e cicci...ma la croccantezza della pasta brisè li rende sfiziosi ed adatti ad un bell'aperitivo o anche ad una bella merenda.
Il segreto della croccantezza di questa sfoglia sta nell'utilizzo dell'acqua di cottura del riso che avevo utilizzato per il ripieno della torta già citata.
Con le dosi riportate qui sotto ho ottenuto 12 cornetti. Il consiglio è quello di fare un ripieno saporito (per questo motivo ai mini wurstel ho aggiunto del formaggio a fette) in quanto la pasta è priva di sale...accortezza che la rende perfettamente utilizzabile sia per il dolce che per il salato.

Ingredienti per la pasta brisè:
  •  200 gr. di farina 00 
  •  2 cucchiai di olio evo
  •  100 ml di acqua di cottura del riso (io carnaroli)

Ingredienti per il ripieno:
  •  12 mini wurstel di pollo
  •  3 fette di formaggio 
  •  un po' di olio per spennellare i cornetti
  •  sesamo

Strumenti:
  • una forchetta
  • un cucchiaio
  • un mattarello
  • un coltello
  • una tazzina
  • un pennello in silicone
  • una leccarda rivestita di carta da forno
Preparazione:

Sulla spianatoia ho versato la farina a fontana, ho praticato un buco al centro ed ho versato i cucchiai di olio.
Ho iniziato a lavorare gli ingredienti con una forchetta per poi passare all'uso delle mani. Per aiutarmi nell'amalgamare l'impasto ho aggiunto l'acqua di cottura del riso ancora tiepida (che aiuta l'olio a scaldarsi un po' e quindi facilita l'impasto)  a cucchiai, un po' per volta. 

Ho lavorato fino ad ottenere un impasto liscio e compatto (ci sono voluti 10 minuti buoni).
Con l'aiuto di un mattarello ho steso il disco di pasta fino ad ottenere un disco del diametro di 30 cm e circa 2 mm di spessore.
Ho poi diviso il cerchio in 12 triangoli, ne ho spennellato i bordi interni con un po' di olio evo, ho preso un quarto di fetta di formaggio (ho diviso ogni fetta in quattro quadratini) e l'ho posizionata alla base del triangolo di pasta. Ho messo sopra un mini wurstel ed ho arrotolato il tutto verso il vertice del triangolo.
Ho seguito lo stesso procedimento per gli altri cornetti.
Ho poi spennellato ciascun cornetto con dell'olio e cosparso con dei semini di sesamo.
Ho posizionato ciascun cornetto sulla leccarda rivestita di carta da forno ed ho infornato per 20 minuti a 200 °C.






Ciau!

LaGio' riccia.

Con questa ricetta partecipo per la categoria "Salati" al Contest:






In collaborazione con Peroni:




martedì 17 dicembre 2013

Un Natale fatto a mano...ma soprattutto...con il cuore!

ehh sì...il Natale...quando arriva, arriva!
...per parafrasare uno spot di un po' di anni fa.
Ogni anno il Natale arriva, puntuale il 25 di Dicembre...senza sorprese e senza dover fare calcoli strani o andare a sfogliare il calendario cosa che, invece, si fa per capire quando "cade" la Pasqua.
Ogni anno arriva ed ogni volta mi stupisco di come sia cambiato per me, negli anni, lo stato d'animo con cui lo vivo.
Ci fu la fase della "meraviglia":  quando aspettavo il Natale con impazienza e scartavo quei pacchi - comparsi sotto l'albero nell'arco di una notte - piena di riconoscenza verso quel signore panciuto e con la barba candida che si faceva letteralmente il mazzo (beh...pensavo questo ma in altri termini) per recapitare tutti i pacchi in giro per il mondo.
Ad esso seguì: il Natale del disincanto. Ricordo ancora quella notte della vigilia in cui mi svegliai per andare in bagno e scoprii che Babbo Natale non aveva la barba e nemmeno il pancione ma era quella formichina della mia mamma che, con tanto amore ed attenzione a non fare troppo baccano, posizionava ad arte i pacchetti.
Ci fu, poi, il Natale dello stravolgimento: quando ci trasferimmo a Torino dalla Liguria...ero piccina...vagamente ne capivo le motivazioni e difficilmente ne accettavo gli effetti... tutto era diverso, strano...ma i pacchetti c'erano e questo, su di un bimbo, ha sempre un notevole ascendente :-)-
Ci fu il Natale dell'essenziale: quando i pacchi furono pochi ma "sentiti" ed erano conditi dalla gioia di sedersi attorno ad una tavola a mangiarci le leccornie cucinate dalla mamma che facevano così tanto Natale!!
Ci fu il Natale della vagonata di sms/e-mail spediti a tutti e quello del "silenzio stampa" in cui anziché inviare sms asettici o e-mail impersonali riscoprivo il bello del fare gli auguri di persona con un bell'abbraccio,  regalandosi anche solo un caffé in compagnia degli amici più cari o forse dovrei scrivere degli amici e basta.
In tutto questo bailamme c'erano e ci sono tuttora i regali...quello a richiesta, quello del "deve piacere a me che lo faccio" e quello dell'amore a prima vista che vedi e ti fa immediatamente pensare a "quella persona lì".
Quest'anno ho deciso che sarà "fatto a mano". I regali saranno pochi e nemmeno molto dispendiosi ma fatti a mano e soprattutto con il cuore!

Cantucci al rosmarino per il mio amico Ste' che al dolce preferisce il salato.
(La ricetta proviene dal numero di Novembre 2013 della rivista "In tavola" che mi ha passato la mia mamma)

(ho rifatto i cantucci apportando le modifiche che avevo pensato vedendo i risultati del primo esperimento e riporto, quindi, le correzioni del caso usando questo colore!)

Ingredienti per 8 persone:
  • 250 gr. di farina 00
  • 100 gr. di mandorle sgusciate
  • 40 gr. di parmigiano reggiano grattugiato
  • 3 uova
  • 1 cucchiaino di lievito per torte salate
  • 2 rametti di rosmarino (io ho usato due cucchiaini di rosmarino essiccato e tritato fatto dalla mia mamma)
  • olio extravergine di oliva
  • sale e pepe
Strumenti
  • un setaccio
  • un cucchiaio
  • una forchetta
  • una leccarda
  • carta da forno
  • un coltello con seghetto
  • un tagliere

Preparazione
Una volta dosati tutti gli ingredienti ho acceso il forno alla temperatura di 180 °C
Ho setacciato la farina con il lievito e l'ho disposta a fontana sul tavolo.
Ho aggiunto un pizzico due pizzichi abbondanti di sale, il parmigiano grattugiato, 2 cucchiai di olio, una macinata di pepe, il rosmarino tritato finemente e le uova (uno alla volta usando una forchetta per romperlo ed amalgamarlo alle componenti secche). Ho impastato fino ad ottenere un composto omogeneo e vi ho aggiunto le mandorle.
Ho diviso il composto in due ed ho creato dei filoncini dello stesso spessore (beh, ci ho provato...) e li ho appoggiati sulla placca da forno foderata con la carta.
Ho messo la leccarda nel forno ed ho fatto cuocere per 30 25 minuti (la ricetta originale indicava 30 minuti ma siccome nel mio primo esperimento si sono sbriciolati, ho provato a toglierli dal forno 5 minuti prima ed ha funzionato!!! Non solo: facendoli cuocere qualche minuto in + da tagliati, si sono biscottati di +).
Ho sfornato i filoncini, li ho messi su un tagliere e li ho tagliati di sbieco a fette larghe 1,5 cm circa. Purtroppo nel tagliarli i miei cantucci si sono un po' rovinati, sbriciolati. Forse avrei dovuto tagliarli prima...magari dopo 25 minuti.
Ho poi ripassato i cantucci nel forno per 7 9 minuti, li ho girati e cotti per altri 7 9 minuti dall'altro lato.
Una volta freddi ne ho fatta una cernita e li ho messi in un sacchettino trasparente e confezionati...pronti per essere recapitati/regalati.
Per confezionarli ho usato un rametto di rosmarino, un peperoncino essiccato dalla mia mamma ed una decorazione natalizia in legno.
Voilà!







lunedì 25 novembre 2013

Come ti stacco la spina srotolando la sfoglia!

La scorsa settimana sono stata via da Torino (ed anche da questo blog).
Ho preso parte ad un corso di formazione organizzato dall' azienda per cui lavoro.
Questi corsi sono sempre un'ottima occasione per scoprire le differenti realtà aziendali - ossia come funzionano le cose nelle altre sedi sparse sul territorio nazionale - conoscere nuove persone, confrontarsi e quindi arricchirsi un po' (è proprio questo il bello del fare nuove conoscenze: lo scambio che genera nuove conoscenze e conoscenza) ed imparare qualcosa di nuovo che non guasta mai :-)
MA SOPRATTUTTO: sono l'occasione per ricaricarsi (paradossalmente STACCANDO LA SPINA ^_^)

Domenica 17 sono dunque partita alla volta della Ciociaria alle 16:20 circa.
Avendo lasciato il bagaglio come ultima cosa da fare al mattino(detesto preparare le valigie!!), per pranzo ho dovuto improvvisare qualcosa di veloce.

Il giorno prima avevo preparato una peperonata...in freezer avevo un rotolo di pasta sfoglia che mi ammiccava.
E TORTA SALATA AI PEPERONI E RICOTTA FU!!

(Che comoda la pasta sfoglia surgelata...alla fin fine si può dire che abbia iniziato a staccare la spina già da lì :-) )


Ingredienti:

  • 1 rotolo di pasta sfoglia rotonda
  • peperonata
  • 250 gr. di ricotta vaccina
  • parmigiano grattato q.b.
  • pepe nero macinato
  • poco olio per spennellare i bordi della torta


Apro la parentesi "peperonata":
Ingredienti:

  • 2 peperoni (io ne ho usato uno giallo ed uno rosso)
  • 1 bella cipolla bionda
  • 7-8 pomodorini ciliegini
  • (in alternativa 3 cucchiai di salsa di pomodoro)
  • 2 cucchiai di olio
  • 1 cucchiaino da caffé di zucchero
  • sale


Ho lavato e mondato i peperoni e li ho tagliati a rettangolini. Ho spelato i pomodorini, ho tolto loro i semi e li ho tagliati a dadini. Ho tagliato la cipolla a fettine e l'ho messa a rosolare in un tegame con dell'olio. Quando ha iniziato ad imbiondire ho aggiunto i peperoni e li ho girati un po'. Ho poi aggiunto i dadini di pomodoro, il sale e per ultimo il cucchiaino di zucchero (lo zucchero toglie l'acidità e quindi fa sì che...i peperoni non ci ricordino del loro passaggio "tornando su"!!). Ho coperto con un coperchio e portato a cottura.

Chiudo qui la parentesi "peperonata"  

Strumenti
  • una terrina
  • una teglia da forno rotonda (io ne ho usata una da 28 cm)
  • un setaccio
  • un cucchiaio di legno
  • una forchetta
  • un pennello in silicone
Preparazione

Ho acceso il forno impostando la temperatura di 200°C (ho banalmente letto le indicazioni sulla confezione).
Ho setacciato la ricotta in una terrina e vi ho aggiunto la quantità desiderata di peperoni (lì va a gusto :-)). Ho aggiunto del parmigiano grattugiato (lasciandone da parte un po') e del pepe nero macinato ed ho amalgamato il tutto.
Ho srotolato il rotolo di pasta sfoglia con la sua carta da forno direttamente nella teglia ed ho praticato sul fondo dei buchi utilizzando i rebbi della forchetta.
Ho tagliato la sfoglia in eccedenza.
Ho versato il composto di peperoni e ricotta sulla pasta sfoglia avendo cura di stenderlo per bene. Ho spolverato il tutto con il parmigiano grattugiato avanzato.
 Ho arrotolato i bordi della torta, li ho bucherellati e li ho spennellati con un po' d'olio.
 Ho infornato per 30-35 minuti.
Purtroppo sono una pessima fotografa e quindi non si nota ma, giuro, con uno stampino a forma di cuore ho coppato la sfoglia in eccedenza e l'ho usata per guarnire.

 Bon apetit!!









mercoledì 6 novembre 2013

Un connubio perfetto!


Quanti traslochi nella mia vita!!
Il primissimo avvenne quando abitavo ancora in Liguria: la casa nuova si trovava a pochi numeri civici dalla vecchia.
Poi ci fu il secondo...quello che + influì sulla mia esistenza e, forse, anche su quella che sono: il trasloco che mi portò da un piccolo paesino della Liguria (n.d.r.: Diano Castello) a Torino!
Ricordo ancora quanto grande mi sembrò quella (questa) città!! Poi si sa: gli occhi di bambino vedono "tutto più". Più caotico, più grosso, più rumoroso.
Non so dire se il primo impatto mi piacque...forse no. Ma non per Torino in sè quanto per il fatto che ero piccina ed in quanto tale non amavo i grossi cambiamenti. La routine dona sicurezza e quello, per noi, era stato un bel cambiamento.
Un anno dopo, al secondo trasloco ne seguì un terzo.
La nuova casa, sempre in pieno centro, era situata proprio davanti ad una fantastica panetteria (...) dove si sfornavano leccornie di ogni genere.
Tra le tante bontà, ricordo ancora dei salatini rotondi ripieni di parmigiano ed origano.
Assaporandoli la prima volta mi dissi: "questo sì che è un connubio perfetto!".


Ingredienti per 6 stampini:
  • 100 gr. di farina 00
  • 150 gr. di ricotta
  • 2 uova
  • 50 ml. di latte
  • 8 cucchiai di parmigiano reggiano
  • 1 bustina di lievito secco per torte salate
  • origano q.b.
  • sale q.b.
  • farina e burro per gli stampini


Strumenti
  • setaccio
  • fruste
  • due terrine in cui lavorare gli ingredienti
  • 6 stampini
  • un cucchiaio di legno
  • se decidete di non imburrare la teglia: carta da forno


Preparazione
Ho acceso il forno impostando la temperatura di 170°C.
Ho lavorato la ricotta, il latte ed il parmigiano insieme.
A parte ho sbattutto per parecchi minuti le uova in modo da renderle spumose.
Ho iniziato a setacciare la farina con il lievito all'interno della terrina in cui ho lavorato le uova aiutandomi con il composto di ricotta, latte e formaggio quando l'impasto diventava troppo asciutto.
Una volta amalgamato il tutto ho aggiunto l'origano e, successivamente, il sale (mi sono tenuta molto bassa vista la presenza del formaggio che donava già una certa sapidità).

Ho imburrato ed infarinato gli stampini (ma si possono tranquillamente foderare con della carta da forno precedentemene inumidita).
Ho versato il composto ed ho cotto per 30 minuti circa alla temperatura di 170°C.
Ho comunque utilizzato uno stuzzicadenti per verificare che fossero davvero cotti.

Sono ottimi sia tiepidi che freddi.

Voilà! Buon aperitivo!!!