lunedì 27 luglio 2020

Brioche senza burro con impasto alla ricotta - il ricordo dell' EVENTO

Ultimamente Facebook è parco di ricordi.
Mi ha ricordato la nascita della mia amicizia (su fb perché quella reale era iniziata ben prima) con LoveOfMyLife.
Mi ha ricordato la partecipazione a concerti meravigliosi, ad eventi particolari con i nostri amici di sempre.
E poi... mi ha ricordato LUI. L' evento
Non era il primo e non sarebbe nemmeno stato l' ultimo, in verità.
Era solo uno dei tanti eventi che avrebbero caratterizzato i miei primi 13 anni e mezzo di vita a Trofarello. Eventi che hanno "intossicato" la vita di mia mamma e mia e causati sempre dalla stessa persona: la famigerata vicina del piano di sopra. Della sua dipartita vi scrissi qui.
Nel ripensare a quell' evento, in ogni caso, ora ci rido su... ma all'epoca...............

L' EVENTO
Suonano al citofono. Rispondo:
"Sì????" dall'altro capo:
"Alè chi chila ch'la dà???(Trad.: "abita qui quella che la dà?")
Esco per inquadrare il soggetto.
Un anziano di più di 80 anni in bicicletta.
Desiderosa di essere illuminata come S. Paolo sulla strada per Damasco gli chiedo lumi.
La mia vicina, incontrata alla bocciofila, gli aveva raccontato che sotto di lei abitavano madre e figlia (mia madre ed io, x inciso) che fornivano prestazioni sessuali a pagamento (sospetto che lei non si fosse espressa in questi termini, all' epoca).
L' anziano, evidentemente uno dei pochi che ammettesse altri svaghi oltre alla supervisione dei cantieri, a dimostrazione della sua buona fede ci mostra il bottiglione d'olio (non è una metafora...era proprio un bottiglione d'olio d'oliva) con il quale intende pagare la prestazione.
Con i fumi dalle narici che manco il Grisù, gli rispondo che ha sbagliato il campanello e che deve provare a citofonare alla signora del piano di sopra.
Il vecchietto, fatto 2+2 (sapeva bene chi abitava sopra di noi) col bottiglione in mano e la coda tra le gambe si è visto costretto ad allontanarsi a bocca asciutta e con il "sottofondo musicale" della voce di mia mamma che gli urlava: 
"Vecchio sporcaccione! S. Andrea ti ha levato la forza e ti ha lasciato l'idea!".

FINE DELL' EVENTO

Ma veniamo alla ricetta che proviene dritta dritta dall' archivio di quelle fatte e create in periodo di lockdown.
Un pan brioche creato ad-hoc per poter smaltire della ricotta prossima alla scadenza.

INGREDIENTI per uno stampo a cerniera del diametro di 19 cm:
  • 450 gr. di farina 00
  • 6 gr. di lievito di birra fresco
  • 40 gr. di zucchero semolato
  • 200 gr. di ricotta vaccina sgocciolata e setacciata
  • 1 uovo a temperatura ambiente
  • 1 pizzico di vaniglia Bourbon in polvere
  • 150 ml. di latte parzialmente scremato a temperatura ambiente
  • la scorza grattugiata di un'arancia (sostituibile con quella di un limone visto che ora di arance non se ne trovano più)
  • 1 cucchiaino raso di sale fino
  • latte per spennellare
STRUMENTI:
  • ciotola
  • ciotolina
  • setaccio
  • forchetta
  • planetaria
  • grattugia
  • pellicola per alimenti
  • stampo rotondo di 22 cm di diametro
  • carta da forno
  • pennello in silicone
PREPARAZIONE
Un' oretta prima di iniziare ho tolto dal frigorifero il latte, l'uovo e la ricotta (che ho setacciato) ed ho grattugiato la scorza dell' arancia.
In una ciotolina ho messo il latte a temperatura ambiente e vi ho sciolto il lievito. 
Nella ciotola della planetaria ho mischiato tutti gli ingredienti secchi con l'uovo e la scorza di arancia e per ultimi ho aggiunto il latte con il lievito.
Ho impastato fino ad incordare. 
Ho coperto la ciotola con la pellicola per alimenti e messo l'impasto a lievitare a temperatura ambiente  per circa 2 ore. 
Ho poi trasferito la ciotola con l' impasto nel frigorifero e lasciato maturare per 10 ore.
Tolto dal frigorifero ho lasciato l' impasto a temperatura ambiente per 8 ore (con questo caldo i tempi saranno sicuramente diversi. Lasciate lievitare l'impasto finché non raggiunge la pellicola). 
Ho sgonfiato l' impasto, impastato brevemente, fatto 8 palline di ugual peso e messo in teglia con fondo rivestito di carta forno. Spennellato con latte e fatto lievitare altri 45 minuti. 
Trascorsi 30 minuti ho acceso il forno impostando la temperatura di 190°C.
Prima di infornare, ho spennellato con altro latte ed infornato, abbassando la temperatura a 180°C,  per 30 minuti.




La brioche nella sua interezza



L' interno




Vi abbraccio.
A presto,
LaGio' Riccia

lunedì 29 giugno 2020

Torta speziata con amaretti e ricotta al profumo di arancia e rum - Per la festa della Mamma a scoppio ritardato

Mi sembra quasi impossibile che dal mio ultimo post siano passati quasi 3 mesi.
In questo lasso di tempo sono accadute tante, tantissime cose.
Le più disparate e disperate.
Nonostante la mia assenza dal mio e dai vostri blog, il filo conduttore, la costante di questi mesi è stata la cucina.
Ho cucinato per far passare il tempo.
Per non pensare.
Per superare momenti di tristezza.
Per affrontare momenti di disperazione.
Per festeggiare ricorrenze che ho sentito di dover celebrare lo stesso, nonostante la testa ed il cuore fossero altrove.
Per aggrapparmi alla "normalità".
Per provare.
Per confermare o smentire che l'esito positivo della prova non fosse una semplice botta di chiulo.
Per festeggiare una bella notizia.

Questa torta è quella che ho preparato per la festa della mamma che quest'anno abbiamo posticipato al suo rientro a casa dalla degenza in ospedale.
E' una torta nata così, un po' per caso, provando a mettere insieme quel che avevo in casa e che so che alla mia mamma piace.
Come noterete anche voi, non sono capace a dare i nomi alle torte...!! 
Per non far torto a nessuno degli ingredienti utilizzati per la sua realizzazione, fosse per me li elencherei tutti...ma, oltre a risultare troppo lungo, probabilmente non susciterebbe interesse. 
In ogni caso l'importante è che la torta sia buona e, vi assicuro, la è!
Provatela e mi direte.

INGREDIENTI per uno stampo a cerniera del diametro di 19 cm:
  • 250 gr. di farina 00
  • 160 gr. di zucchero semolato
  • 2 uova a temperatura ambiente
  • 80 gr. di amaretti ridotti in polvere
  • 30 gr. di nocciole tostate ridotte in polvere
  • 250 gr. di ricotta vaccina sgocciolata e setacciata
  • 16 gr. di lievito istantaneo 
  • 1 cucchiaino di spezie miste (io ho usato un mix di cardamomo, chiodi di garofano, cannella e zenzero)
  • la scorza grattugiata di un'arancia
  • il succo di mezzo limone
  • 30 ml di rum
  • semi di una bacca di vaniglia Bourbon
  • zucchero a velo per guarnire
STRUMENTI:
  • ciotola
  • mixer
  • setaccio
  • fruste elettriche
  • ciotolina
  • grattugia
  • coltellino
  • stampo a cerniera di 19cm di diametro
  • carta da forno
  • leccapentole
PREPARAZIONE
Qualche ora prima di preparare la torta, ho preparato quello che per comodità chiamerò "mix aromatico" perciò ho messo in infusione nel succo del mezzo limone (filtrato) il mix di spezie, la scorza d'arancia, i semini di vaniglia. In ultimo ho aggiunto anche il rum.
Ho anche messo a scolare la ricotta vaccina (l'ho messa nello scolapasta con sotto un piatto).
Poco prima di iniziare a preparare la torta, ho passato la ricotta al setaccio ed ho acceso il forno impostando la temperatura di 180°C.
Ho passato al mixer gli amaretti con le nocciole tostate fino ad ottenere una farina fine.
Ho rivestito lo stampo con la carta forno.
Ho rotto le uova in una ciotola e le ho montate con lo zucchero per un quarto d'ora circa (fino a farle diventare chiare e spumose).
Ho poi aggiunto il mix aromatico ed ho amalgamato.
In seguito ho aggiunto la ricotta setacciata in più riprese in modo che si amalgamasse bene al composto di uova, zucchero e mix aromatico.
Ho poi aggiunto la farina di nocciole ed amaretti ed in ultimo la farina setacciata con il lievito.
Qualora il composto risultasse troppo denso, consiglio di aggiungere dei cucchiai di latte (decidete voi se di origine animale o vegetale) sempre a temperatura ambiente. 
Ho versato il composto nella teglia ed infornato per 45-50 minuti abbassando la temperatura del forno a 170°C (fate la prova stecchino!!).

Ho sfornato la torta e l'ho spolverata con dello zucchero a velo.







Vi abbraccio.
A presto,
LaGio' Riccia

giovedì 2 aprile 2020

Pizza Margherita al piatto - La mia prima volta


Sottotitolo: Per la serie siamo tutti panettieri e pizzaioli

Sotto-sottotitolo: Tendenze da Covid-19


Questo virus ci ha fatto riscoprire l'uso di forni e fornelli.
Al supermercato i pacchi di farina sono introvabili, volatilizzati.
Stessa sorte per qualsiasi forma di lievito di birra fresco o secco, istantaneo per salati o dolci, madre secco.

Che poi...chissà...magari dietro a quella carestia di pacchi di farina c'è un componente di una famiglia che è stato mandato in spedizione al supermercato e che, nel terrore di presentarsi a casa, al cospetto del "famigliare mandante", col pacco di farina sbagliato, arraffa quanti più pacchi diversi trova.
O magari è solo davvero il desiderio di accaparrarsi il + possibile al grido di "e se dovesse venirmi la voglia di mangiare una porzione di farinata, dei croissant sfogliati, una torta salata, una pizza capricciosa " - la scelta del gusto della pizza non è casuale - "una saint honorè, dei frollini integrali con crema spalmabile al cioccolato, un filone di pane di semola rimacinata di grano duro e magari anche una colomba il tutto fatto rigorosamente in casa con le mie manine sante e non avessi tutto l'occorrente?"

Per quanto mi riguarda, nelle dirette vicinanze di casa mia c'è solo un supermercato (neanche tanto grande e neanche tanto conveniente) che è mèta delle mie sporadiche incursioni.
Ucciderei per poter avere un bel negozietto di frutta e verdura nei paraggi, ma tant'è.
Nel fissare la desolazione negli scaffali del super mi domando se questo Covid-19 ha come effetto anche la mutazione dell'essere umano in locusta.
Cerco di uscire pochissimo come, penso, anche voi e solo per fare scorta di verdure e frutta fresche, latte, uova, carne e formaggi.
Cucinare cucino. Ma per il sostentamento.
Piatti un po' più elaborati, se mi capita, li faccio ma solo nel fine settimana.
Faccio il pane una volta a settimana (scorte di panini che poi surgelo) per non dover uscire a comprarlo.

Sono tra i pochi privilegiati che possono lavorare da casa, per cui 8 ore al giorno sono dedicate a quello e mi reputo molto fortunata.
Il tempo restante lo impiego per pulire casa, leggere, guardare qualche serie, curare la mia persona.
Ma la normalità, la possibilità di poter scegliere se fare o non fare una cosa mi manca.
Cerco di essere positiva ma ogni tanto mi viene un po' di scoramento.
Quella stretta al cuore che coglie inaspettatamente.
Mi è capitato di provarla due volte, finora, e tutto nell'ultima settimana.

La prima volta quando una signora, nello sbucare nella via che stavo percorrendo per recarmi al super, vedendomi ha sussultato e si è fermata di scatto, impaurita o atterrita...non so se dalla visione della sottoscritta con la mascherina o della ricrescita dei miei capelli.

La seconda proprio una settimana fa. Erano da poco passate le 21.
Apro parentesi:
Dovete sapere che
1. LaRiccia stravede per i cani
2. il vicino del piano di sopra di LoveOfMyLife e della sottoscritta è un ragazzo che per coinquilino ha un cagnolone nero, bellissimo. Per ragioni di privacy lo chiameremo "Gorgonzola" (va bene la privacy ma volevo comunque rispettare la scelta di un nome dal quale, come accade per il vero nome, trasparisse una delle sue spiccate peculiarità) . E' un incrocio tra un terranova ed un labrador. In pratica un bel terranova tutto nero ma leggermente più basso del normale.
3. durante il loro primo incontro, tra LaRiccia e Gorgonzola fu amore a prima vista. Quei rumori di unghie sul parquet che ogni tanto ella ed il LoveOfHerLife sentivano da sotto, avevano trovato un proprietario...così come quei gomitoli di peli neri avvistati talvolta nell'androne del palazzo o quell'odor canino pungente che investiva all'apertura della porta dell'ascensore
4. durante il secondo loro incontro, Gorgonzola si prese tutte le coccole che LaRiccia riuscì a fargli prima di perdere inesorabilmente la sua dignità esplodendo in un vigoroso "PATATO LUIIIIIIIIIIIIIIIIII"
5. durante il terzo loro incontro, LaRiccia si rallegrò dell'entusiasmo con cui Gorgonzola si diresse verso di lei salvo poi realizzare che l'entusiasmo/interesse era rivolto + al porta torte (con tanto di torta dentro) che Ella aveva con sé piuttosto che alle coccole della suddetta

In virtù del punto 1., LaRiccia è sempre contenta di vedere o anche solo intravedere Gorgonzola ed è per questo che talvolta, soprattutto se ha bisogno di tirarsi un po' su di morale, quando coglie gli inequivocabili segnali dell'uscita di Gorgonzola, si apposta sul terrazzo che dà sulla strada per poterlo osservare zampettare per la via. Ovviamente un minimo di amor proprio e la consapevolezza di essere ai limiti dello stalking fanno sì che ella non si trattenga troppo fuori a fissare quel mix di peli, codona e testone che tanto la mette di buonumore.
Fine Parentesi.

Erano da poco passate le 21 quando con una certa urgenza sono uscita sul terrazzo per...fare quel che dovevo fare (ehm...). Il cielo era terso e stellato. L'aria fresca e primaverile mi ha investito all'improvviso così come il pensiero delle tante volte in cui LoveOfMyLife ed io camminavamo mano nella mano per andarci a prendere il birrino del venerdì sera. E subito dopo la domanda, con tanto di stretta al cuore: "Chissà quando potremo tornare serenamente a farci una passeggiata, a goderci questo cielo e quest'arietta? Chissà quando torneremo alla normalità?".
Ho chiuso gli occhi e, inspirando profondamente, mi sono detta che capiterà presto.
Poi sono scappata in casa per paura di essere davvero scambiata per una stalker ^.^.

Uhh ma torniamo al post!!! Dannazione!
Visto il tanto tempo a disposizione nel fine settimana.
Visto che solitamente la domenica sera è all'insegna di pizza da asporto (...ed in tempo di non dieta birra).
Visto che Tata (n.d.R.: mia sorella) mi aveva girato il link ad un video di youtube nel quale un grande pizzaiolo mostrava la ricetta nonché i segreti di una bellissima pizza in padella.
Visto che, come vi confidavo qui, non ho mai fatto la pizza...
Mi sono detta... e se ci provassi?????
Che dire? Il risultato mi ha commosso.
Sono stata felicissima!!!
La pizza rimane con i bordi belli cicci e morbidi (proprio come piace a me). La quantità ridicola di lievito di birra (2 gr. di lievito di birra fresco su 1,6 kg di farina) fa sì che la pizza rimanga leggerissima e digeribile.
Considerando che non ho né forno professionale, né fornetto, né pietra refrattaria, il risultato è stato davvero sorprendente.
A parte un piccolo incidente (vedi foto 2) dato dalla paura che il fondo potesse non essere cotto (nel sollevarla per verificare la cottura del fondo, il mix rovente di passata + mozzarella ha tentato la fuga), posso dirmi assolutamente soddisfatta e felice.
Io ho impastato il venerdì sera. Dall'impasto ho ottenuto 10 panetti che, subito dopo la formatura, ho messo a congelare. Sabato sera ho tolto dal freezer due panetti, li ho messi in un contenitore di plastica (quelli del frigo) con coperchio e messo a lievitare fino alla sera dopo nel forno spento e con luce spenta.
Domenica sera ho steso le due pizze e fatto cuocere.
L'unica "rottura" è il dover cuocere le pizze singolarmente...ma noi ce ne siamo mangiata metà per volta :-).
Essendo un primo esperimento, ho seguito la ricetta alla lettera.
Questo il link al video di youtube dove viene spiegato, tra le altre cose, come stendere perfettamente la pizza ed ottenere un cornicione meraviglioso!!!
Sono felice di aver superato uno dei miei tabù e tanto riconoscente ai maestri che mettono a disposizione di tutti il loro sapere.
D'ora in poi potrò sperimentare anch'io :-)... se non altro per fugare il (mio) terribile sospetto che questo meraviglioso risultato non sia semplicemente frutto della famosissima botta di chiulo del principiante ^.^.

INGREDIENTI per 10 panetti di pizza del peso di circa 260gr. ciascuno:
  • 1 l. di acqua a temperatura ambiente
  • 50 gr. di sale fino
  • 15 gr. di zucchero semolato
  • 1 kg di farina 00
  • 2 gr. di lievito di birra
  • 50 gr. di olio extravergine di oliva
  • 600 gr. di farina 00 + altra per lavorare
  • un po' di semola per spolverare la padella
CONDIMENTO per 2 pizze:
  • passata di pomodoro
  • olio extravergine d'oliva
  • un pizzico di sale
  • origano
  • 125 gr. di mozzarella fiordilatte
  • una spolverata di parmigiano grattugiato
STRUMENTI:
  • ciotola
  • tarocco
  • canovaccio inumidito
  • padella che possa essere messa in forno
  • coperchio
  • carta da cucina 
  • cucchiaio
PREPARAZIONE
Ho versato l'acqua e vi ho mescolato il sale e lo zucchero fino a farli sciogliere.
Ho aggiunto il primo kg di farina, ho spezzettato ed amalgamato alla farina il lievito ed ho iniziato a mescolare.
Ho poi aggiunto l'olio e messo i successivi 600 gr. di farina ed ho lavorato per bene in ciotola.
Quando l'impasto ha iniziato a staccarsi dalla ciotola, ho rovesciato l'impasto sul piano di lavoro infarinato e lì ci ho dato dentro con olio di gomito!!
Infarinando spesso il piano di lavoro e l'impasto, ho continuato ad impastare per una bella mezz'ora fino ad ottenere un impasto bello liscio e...leggero (vi accorgerete che cambia proprio di consistenza).
A questo punto ho fatto una palla e messo a lievitare coperto con un canovaccio umido per 40 minuti.
Trascorso il tempo ho fatto la stagliatura utilizzando il terzo metodo suggerito da Civitiello ossia staccato pesi di impasto che ho pesato (per ottenere panetti della stessa grandezza) ed ho roteato l'impasto fino ad ottenere una pallina.
Ho messo i panetti su una teglia con carta da forno, ho coperto con altra carta da forno e chiuso con pellicola e messo in freezer.
La sera dopo ho tolto dal freezer due panetti, li ho messi in un contenitore di plastica (quelli del frigo) con coperchio e messo a lievitare fino alla sera dopo nel forno spento e con luce spenta.
(Quindi la lievitazione di 8-12 ore anziché farla subito, l'ho fatta fare + lunga il giorno dopo a seguito del passaggio in freezer).
Per non occupare troppo spazio in freezer, ho poi trasferito i panetti dalla teglia ad un sacchetto di plastica grande per freezer.
Domenica sera, prima di procedere alla stesura delle pizze, ho acceso il forno alla temperatura di 250°C (io non ho il grill per cui ho acceso solo sopra) ed ho aspettato che entrasse in temperatura per iniziare a lavorare.
In una ciotolina ho condito la passata di pomodoro con un po' di olio e sale.
Ho asciugato la mozzarella con un pezzo di carta da cucina, l'ho "stracciata" (la mozzarella...non la carta ehhhh?!?!?)
Ho messo la padella (io ne ho una antiaderente e tutta di acciaio di Ikea) su fiamma moderata, ho cosparso di farina il piano di lavoro ed iniziato a lavorare il primo panetto come spiegato dal maestro.
Spolverandomi le mani di farina, ho allargato un po' il panetto e poi ho incrociato gli indici, come spiegato nel video, e partendo dal centro dell'impasto verso l'alto l'ho picchiettato con tutte le dita delle mani, ho ruotato l'impasto di 180° e ripetuto.
Ho poi allargato dal centro verso l'esterno l'impasto e poi l'ho messo sulla teglia che avevo spolverato con un po' di semola (questo è un consiglio di Tata).
Ho messo l'impasto della prima pizza in padella, ho condito con la salsa (fatta dalla mamma ), messo metà della mozzarella stracciata, spolverato con parmigiano grattato ed origano (quello montano acquistato la scorsa estate a Palmi ) ed un giro di olio (quello pugliese regalatoci dal papà di LoveOfMyLife ) e fatto cuocere, coperta con coperchio, per due minuti a fiamma moderata.
Trascorsi i due minuti, ho messo la padella in forno e fatto cuocere...beh...nel mio forno ci sono voluti 6 minuti buoni. Vedete voi. Io ho estratto la pizza quando ho visto che il cornicione era colorato.

Foto 1

Foto 2: la pizza incidentata


Foto 3: i panetti



Che dire?!? Contenta io!!
A presto,
LaGio' Riccia

giovedì 5 marzo 2020

Cuori di Brownie al cioccolato fondente e peperoncino

Eccoci a Marzo.
"E' quasi primavera", ho pensato. Poi mi sono resa conto che in realtà la primavera sembra iniziata già da un po'.
L'inverno? Non pervenuto.
Qui a Torino gli alberi sono già belli che fioriti.
I passerotti animano le mie colazioni con il loro cinguettio.
Le temperature sono, se non al di sopra, molto vicine ai 10°C già dal mattino quando esco di casa.
Non parlerò di Covid-19 perché chiunque sta già spendendo tante, forse troppe, parole in merito.
Speriamo che questo Nazgul - perché è così che mi figuro questo Corona virus...uno spettro che porta con sé angoscia, paura e tenebra - venga spazzato via al più presto.

Ma veniamo a questo dolcetto. Come potrete intuire dalla sua forma, è stato il mio dolce per San Valentino. Il tempo a mia disposizione era poco per cui ho optato per un dolce che fosse di rapida esecuzione ma al tempo stesso goloso...golosissimo!
La scelta è quindi caduta su un brownie al cioccolato fondente e peperoncino che ho coppato con un coppapasta a forma di cuore (...) e decorato con panna montata vegetale e briciole di brownie.
La ricetta proviene dal blog di Simona, per quanto mi riguarda: una certezza!
Io ho solo aggiunto del peperoncino piccante e decorato con della panna montata vegetale (vista la presenza importante del burro ho provato a non caricare ulteriormente di grassi).

INGREDIENTI per uno stampo 20x20:
  • 225 gr di cioccolato fondente (io ho usato un mix di fondenti: 75% ed 85%)
  • 225 gr di burro
  • 135 gr. di farina 00
  • 15 gr. di cacao amaro in polvere
  • 225 gr. di zucchero semolato 
  • 5 uova piccole (la ricetta originale ne prevedeva 4 grandi)
  • mezzo cucchiaino di lievito per dolci
  • un pizzico di sale
  • un cucchiaino da caffè di peperoncino in polvere
  • panna vegetale da montare già zuccherata (per decorare)
  • un cucchiaino da caffè di estratto di vaniglia per aromatizzare la panna 
STRUMENTI:
  • fruste elettriche
  • 2 ciotole
  • pentola + ciotolina resistente al calore per il bagnomaria
  • leccapentole in silicone
  • setaccio
  • stampo 20x20
  • carta da forno
  • coltello
  • coppapasta a forma di cuore da 10 cm
  • sac à poche con bocchetta a stella
PREPARAZIONE
Ho sciolto il cioccolato a bagnomaria insieme al burro, a fiamma bassa, fino ad ottenere un composto liquido e liscio ed ho messo a raffreddare.
In una ciotola ho setacciato la farina, il lievito, il peperoncino, il sale ed il cacao.
In un'altra ciotola con l'uso delle fruste elettriche ho montato le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto bello chiaro e spumoso.
Nel frattempo ho acceso il forno impostando la temperatura di 180°C.
Al composto di uova ho unito quello di cioccolato e burro ed amalgamato bene.
Ho poi aggiunto le polveri ed amalgamato dal basso verso l'alto e versato in una teglia foderata di carta da forno.
Ho infornato per 40 minuti nel ripiano medio del forno, questo perché, volendo dare una forma particolare al brownie, non volevo che l'interno rimanesse troppo morbido.
Trascorso il tempo ho sfornato e dopo 5 minuti ho estratto il brownie dalla teglia e l'ho messo a raffreddare su una gratella.

Una volta freddo, ho tagliato la parte superiore del brownie (la crosta) e l'ho messa da parte.
Con il coppapasta ho ricavato 4 cuori.
Ho montato la panna e l'estratto di vaniglia con le fruste.
Ho messo un cuore su un piattino da dessert, ho steso uno strato di panna montata (non ho messo nessuna bagna in quanto il brownie era già umido di suo), ho coperto con un altro cuore e, con una sac à poche con bocchetta a stella ho decorato con dei ciuffetti di panna
e poi ho sbriciolato sopra un po' della crosta del brownie.



Vi abbraccio.
A presto,
LaGio' Riccia

lunedì 3 febbraio 2020

Ciambella alla panna - come un abbraccio sofficissimo.

Il primo mese dell'anno si è concluso.
Permettetemi di fare la hola perché, rimanendo ferma al mio orticello, da queste parti non ce ne siamo fatta mancare una.
Preoccupazioni in ambito familiare.
Fisicamente me ne è capitata di ogni.
Da quegli acciacchi rognosi e recidivi - che ho soprannominato gli "A volte ritornano" - che in passato mi hanno colpito in maniera pesante e che, fortunatamente, ultimamente si ripropongono con meno ferocia, ma sono delle rogne a tutti gli effetti che potrebbero degenerare se non trattate opportunamente.
A quelle new entries che, per quanto "leggere", essendo nuove destabilizzano.
A quelli con cui ho imparato a convivere ma che ultimamente si stanno acuendo.
A quelli che nemmeno etichetto perché possono aspettare.
Insomma...non entro nel dettaglio ma vi basti sapere che ultimamente la mia borsa pare lo scaffale di una farmacia.
Io che non prendo medicinali praticamente mai (essendo allergica all'aspirina alcune medicine mi sono proprio precluse), mi sono ritrovata, dall'oggi al domani, a dover assumere pastiglie, creme, gocce. Con posologie differenti e lungo tutto il corso della giornata. La cosa incredibile è che sto riuscendo a ricordami tutto! Santi post-it! Volendo vedere il lato positivo della faccenda,
è bellissimo aprire la mia agenda cartacea e vedere l'esplosione arcobaleno dei post-it di tutti i colori con cui ho tappezzato le pagine delle ultime due settimane ^.^.
E poi le brutte notizie. Anzi LA brutta notizia.
Quella irreversibile e che colpisce gli affetti di una persona cara.
Tutto improvvisamente si ridimensiona.
Ciò che agli inizi sembra un problema assume i contorni più realistici del "fastidio".
Vedi il dolore, quello vero.
Lo sguardo della disperazione che per un attimo si tinge di riconoscenza per il tuo solo essere lì.
Quel nodo alla gola che improvvisamente ti stringe.
Ed allora ti costringi a guardare in alto, per ricacciare indietro quelle lacrime che spingono per uscire ma che non vuoi che escano, non devono.
Per rispetto del dolore di chi quella perdita l'ha subìta.
Perché non vuoi che quella persona abbia da preoccuparsi anche del dolore che puoi provare tu.
Ne ha già tanto del suo. Può bastare.

L'invito per cena era arrivato prima. La brutta notizia, dopo.
E così è nata questa torta.
Una ciambella sofficissima come un abbraccio di quelli dolci, che scaldano il cuore, che danno conforto e cui ci abbandoniamo quando tutto diventa TROPPO.
Troppo difficile.
Troppo feroce.
Troppo doloroso.
Troppo grande.

INGREDIENTI per uno stampo a ciambella del diametro di 17cm e 7 muffin:
  • 200 ml di panna vegetale
  • 120 gr. di zucchero di canna
  • 120 gr. di farina 00
  • 60 gr. di fecola di patate 
  • 3 uova a temperatura ambiente 
  • un cucchiaino di estratto di vaniglia
  • una bustina di lievito istantaneo
  • mezza mela tagliata a pezzetti minuscoli
  • zucchero a velo per decorare
  • burro e farina per la teglia
STRUMENTI:
  • fruste elettriche
  • ciotola
  • leccapentole in silicone
  • setaccio
  • stampo a ciambella da 17cm di diametro
  • teglia per muffin 
  • pirottini
PREPARAZIONE
Per prima cosa ho acceso il forno impostando la temperatura di 160°C.
In una ciotola e con l'aiuto delle fruste elettriche, ho lavorato per una decina di minuti lo zucchero e le uova fino ad ottenere un composto chiaro e bello cremoso.
Ho aggiunto la panna vegetale e l'estratto di vaniglia e continuato a lavorare con le fruste.
Ho poi setacciato sul composto la farina con la fecola ed il lievito ed amalgamato il tutto con il leccapentole fino ad ottenere una massa priva di grumi.
In ultimo ho aggiunto i tocchetti di mela.
Ho versato il composto nella teglia mentre quello avanzato l'ho messo in pirottini per muffin.
Dato che torta e muffin avevano tempi di cottura diversi, ho infornato la ciambella per 45 minuti (ho fatto la solita prova stecchino) mentre ho messo i muffin in frigorifero.
A 5minuti dalla fine della cottura della ciambella, ho estratto dal frigorifero i muffin e poi li ho infornati per 25 minuti.
Dopo aver sfornato la ciambella ho atteso una decina di minuti prima si toglierla dallo stampo. L'ho poi sformata sulla gratella per dolci e, una volta fredda, l'ho cosparsa con zucchero a velo.
La ciambella era di una sofficità unica. I pezzetti di mela le hanno regalato il giusto grado di umidità.






Vi abbraccio.
A presto,
LaGio' Riccia

mercoledì 8 gennaio 2020

Torta di mele e buon 2020

In 20 anni di onorato servizio non mi era mai capitato di poter fare le vacanze natalizie scolastiche.
Tipicamente le mie vacanze natalizie dovevano rispettare vincoli di natura professionale - i giorni di chiusura aziendale  + copertura del servizio prestato al cliente + esigenze dei colleghi figliati + esigenze delle mogli dei colleghi figliati - in congiunzione con vincoli di natura affettiva - la chiusura aziendale di LoveOfMyLife.
Tali vincoli davano origine ad un numero di giorni - sempre nettamente inferiore a quello di cui la mia salute mentale avrebbe avuto bisogno ed a quello cui, almeno sulla carta, avevo pieno diritto - la cui distribuzione era definita dalla sottoscritta, a seconda del mio umore e del mio interlocutore, partendo da un pacato "a macchia di leopardo" (n.d.r.: "eh sì, questo Natale ho ferie a macchia di leopardo"),
passando ad un più obiettivo ma educato "ad minchiam" (n.d.r.: "sembrano presi un po' ad minchiam ma sono frutto di calcoli astrusi con cui preferisco non tediarti") che il latino, si sa, ingentilisce tutto,
per poi naufragare in un rabbioso "accca##o" tipicamente quando il mio
capo supremo inviava e-mail nelle quali, con tono risoluto, invitava il personale che aveva accumulato un numero considerevole di giorni di ferie (guarda caso io) a smaltirne la maggior parte possibile entro fine anno (n.d.r.: "e certo perché secondo te li ho presi così accca##o perché non avevo voglia di smaltirli, no?!").
Già perché sebbene possa sembrare impossibile, nel mondo reale oltre alla lotta ai kg in eccesso, ci si deve preoccupare anche di quella ai giorni di ferie residui e vi assicuro che può essere altrettanto sfiancante e dall'esito non così scontato.

Il 21-esimo anno di lavoro, invece, si è concluso, col botto miracolo delle vacanze dal 23 dicembre al 6 gennaio.
Ho impiegato un po' di giorni a realizzarlo ma di certo non è stata una fatica abituarsi all'idea, anzi.
Con la felicità/incredulità di aver potuto godere di questo privilegio e la speranza che questo precedente possa non rimanere un caso isolato, auguro a tutti voi un nuovo anno ricco di prosperità, salute ed allegria.

Speriamo che questo 2020 che, raccogliendo i frutti del 2019, pare stia venendo su un po' storto, possa essere raddrizzato da scelte sagge ed illuminate prese non solo da chi ha il potere di cambiare le cose ma anche, nel piccolo, da ognuno di noi.
Per consolarci dalle brutte notizie e dalla fine delle vacanze ci va proprio una coccola.
Non so voi ma quando penso ad un dolce che sa di coccola e che dà conforto, penso ad una torta di mele...tra l'altro...la torta di mele NON FA MALE!
Su questo blog ne ho già postate diverse. Ne posterò di sicuro altre.
Gustate con me un pezzo di questa che per ora, a parer mio, oltre ad essere la più facile è la più buona in assoluto.
La ricetta proviene da qui.
Io ho variato leggermente: dosi, ingredienti, dimensioni dello stampo, disposizione delle mele, procedimento.
Questa è la mia versione.

INGREDIENTI per uno stampo del diametro di 20cm:
  • 2 mele rosse non troppo grandi
  • 3 uova piccole
  • 200gr. di farina 00
  • 150gr. di zucchero di canna + 1 cucchiaio per la decorazione
  • 80gr. di burro fuso freddo
  • 5 cucchiai di latte parzialmente scremato
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • i semini di mezza bacca di vaniglia 
  • mezzo cucchiaino da caffè di spezie "Apple pie" che ho preso a Londra (un mix di cannella, noce moscata e pepe)
STRUMENTI:
  • 2 ciotole
  • 1 forchetta
  • 1 pentolino
  • 1 cucchiaio
  • 1 cucchiaino
  • carta forno
  • stampo a cerniera del diametro di 20cm 
  • forbici (per tagliare la carta forno)
  • una gratella per dolci
PREPARAZIONE
Per prima cosa ho fatto fondere il burro nel pentolino.
Ho poi acceso il forno impostando la temperatura di 180°C ed ho lavato, mondato ed affettato le mele (quelle usate per la decorazione le ho lasciate con la buccia mentre quelle messe nell'impasto le ho sbucciate).
Nella ciotola più grande, se ne avete due di dimensioni diverse, ho pesato la farina, lo zucchero ed aggiunto il lievito con le spezie per la Apple pie ed ho mischiato velocemente il tutto con una forchetta.
Nella seconda ciotola ho messo gli ingredienti liquidi - burro fuso e freddo, le uova ed i cucchiai di latte - ed i semini della mezza bacca di vaniglia ed ho mescolato con la forchetta in modo da amalgamare bene tutto.
Ho poi foderato con la carta forno lo stampo.
Ho versato gli ingredienti liquidi nella ciotola dei secchi e mescolato fino ad ottenere un impasto omogeneo. Ho inserito le fettine di mele sbucciate e versato il composto ottenuto nella teglia.
Ho poi decorato con le mele a fettine non sbucciate (nel post originale la torta viene decorata in maniera diversa) e cosparso con il cucchiaio di zucchero.
Ho infornato la torta per 40 minuti.
Passato il tempo, controllato che la torta fosse bella alta, ho abbassato la temperatura del forno a 150°C e ho fatto cuocere la torta per altri 10 minuti.
Ho fatto la prova stecchino e, superata, ho spolverato con altro zucchero e fatto proseguire la cottura sul piano più alto del forno per altri 10 minuti.
Ho sfornato la torta, fatto riposare 20 minuti e poi ho tolto la torta dallo stampo e l'ho messa a raffreddare completamente su una gratella per dolci.





Un coccoloso augurio di buon 2020 a tutte/i!
A presto,
LaGio' Riccia

martedì 10 dicembre 2019

Torcetti al burro - di regalini natalizi ed auguri anonimi

Ma ciao!
Come scrivevo nell'ultimo post, ci siamo. Il Natale è sempre più vicino.
Già pregusto il bello dello stare insieme, del condividere con i miei affetti non solo pasti luculliani ma anche e soprattuto il tempo. Essere in vacanza e poter godere della compagnia dei nostri familiari senza doverci preoccupare delle mille cose da fare, perché il giorno dopo ci attende l'ufficio od il lavoro, è un regalo preziosissimo.
Ma non sarà solo questo.
Arriveranno anche pacchi da scartare e gli auguri...magari plenari, scorrendo la home page di facebook, oppure via whatsapp...dagli amici di sempre ma anche da quelli che sentite solo "alle feste comandate", dai conoscenti e poi, in alcuni casi sparuti, anche da numeri che non avete in rubrica ^_^. Vi è mai capitato?
A me sì. Nel 2017, a voler essere precisi.
In circostanze di questo genere, la prima cosa che viene da pensare è un errore del mittente.
Non era quello il caso perché chi mi scriveva porgeva "tanti auguri" a "Gio' Gio'"...soprannome con cui ben poche persone hanno l'ardire di apostrofarmi (a me sto "Gio' Gio'" fa tanto "Yo-yo"...decidete voi se il gioco o la merendina).
I pochi coraggiosi in questione, però, si erano già fatti vivi.
Quindi chi poteva essere 'sto benedetto +39 che mi scriveva?!?!?
La cosa più sensata sarebbe stata chiederlo al diretto interessato (l'anonimo) ma io mi sono limitata a ricambiare gli auguri.
Nei giorni successivi alle feste, facendo "pulizia" dei messaggi, incappai nuovamente in questa chat dell'anonimo e decisi di conservarla per un secondo momento al grido di: "Al prossimo giro se questa/o tizia/o mi scrive di nuovo, io, 'Cu minkia sei??' glielo chiedo!".
Secondo voi com'è andata a finire?

...svariati mesi dopo...
Vibrazione del cellulare. Nuovo messaggio Whatsapp.
Apro e, sorpresa delle sorprese, è 'sto benedetto +39 che mi saluta e mi chiede come sto...a quel punto mi cospargo il capo di cenere e gli chiedo di identificarsi (non proprio "Chi siete? Dove andate? Cosa portate?" ma poco ci manca).
Lui - perché di lui trattavasi - si identifica. Un ex-collega mio coetaneo con cui tanti anni fa mi era capitato di andare a pranzo, insieme al gruppo di lavoro dell'epoca, e che nemmeno ricordavo potesse avere il mio numero di cellulare. In ogni caso una persona simpatica e gradevole (per quanto solita ad erudire gli altri sullo scibile umano...a 360°...quindi un tripudio di "io so come si fa", "ti spiego io come funziona...", etc...).
Ad ogni modo gli spiego che il suo numero era andato perduto anni prima con lo scippo del cellulare su cui era memorizzato e bon.
Dopo qualche scambio di convenevoli, mi scrive che gli è venuta voglia di sentirmi perché il giorno prima,recandosi in auto al lavoro, gli è capitato di incrociare una ragazza molto somigliante a me.
Dopo una breve indagine un botta e risposta del tipo:
LaGio': "Ma dove lavori?"
'sto benedetto +39: "@#  yy!xzm?ndr"

Emerge che lavoriamo ad un tiro di schioppo e che probabilmente quella che aveva visto il giorno prima non era una che somigliava a me ma ERA me cioè ERO me insomma ERO IO(ehm).
Tutto molto bello ma... insomma stavo anche a lavora'... faccio per accomiatarmi e lui:
'sto benedetto +39:"Beh dai allora, dato che lavoriamo così vicini, qualche volta potremmo pranzare insieme!"
LaGio': "Volentieri, magari estendo anche agli altri così rimettiamo insieme la vecchia combriccola! Buon proseguimento! Ciao.".

Invio.
Accanto a 'sto benedetto +39 vedo comparire la scritta verde "sta scrivendo..." subito sostituita da "online".
Ed ecco lì che arriva la frase di chiusura di lui...la frase che in un certo senso mi ha fatto realizzare perché la perdita del suo numero di cellulare non mi aveva fatto strappar via i ricci dalla disperazione:
'sto benedetto +39:"Ho un buon ricordo di te. Non farmene pentire."

Silenzio (mio).
(Avreste dovuto vedere la mia faccia)

Rileggo il messaggio.

Avevo letto bene.
EEEEHHHHHHH????
Cos'avrà voluto dire?!?!?!?! Una cosa del tipo: "non fare come quelli che dicono 'sì, sì organizziamo e poi non lo fa mai' perché rovineresti il bel ricordo che ho di te"?
Ma soprattutto...questo tono...velatamente "intimidatorio"?!?!?! Che cosa mi voleva significare???
Comunque, proprio in virtù di quel suo "buon ricordo" ho replicato con una faccina col sorriso (tiratissimo, vi assicuro) della serie "assecondalo" - come si fa con i matti (perché l'alternativa del fingermi morta non era percorribile) -  ma che suonava un po' come la scena in Chiesa di  "Non ci resta che piangere":
"con lo sguardo le devi far capire che hai capito!"
"Sì, sì ho capito"
ed ho evitato di rispondergli cose del tipo:
"beh...il ricordo che hai tu di me è solo un problema tuo" oppure
"il tuo ricordo è sbagliato perché sono una pessima persona e, rispetto a quando andavamo a pranzo, adesso non solo lo dò a vedere ma anche a sentire" oppure - e vi assicuro che ero nell'animo di propendere per questa opzione - un catartico
"Ma VAFF...ULO vaaaaaaaaaaa!".

Vi chiederete: "Si sarà fatto vivo di nuovo?". La risposta è: sì. Motivo: aggiornarmi sulla sua vita professionale ^_^. Boh?!
Perplessità.

Ma torniamo alle vere ragioni del post: mostrarvi una delle opzioni che a Natale andranno a riempire i sacchettini di cellophane per le persone che mi stanno più a cuore.
Quest'anno (qui potete vedere le scelte degli scorsi anni) ho deciso di provare a cimentarmi nei torcetti al burro.
I torcetti sono un dolce tipico di Lanzo (TO).
Se cercate in rete ne troverete di diversi tipi ma quelli che io sono solita vedere quando bazzico nelle pasticcerie di Lanzo sono sostanzialmente di due tipologie: al miele - più sottili e croccanti e dal colore più caramellato - ed al burro - più cicciotti, friabili e chiari (questi ultimi prodotti nel Biellese).
Io li trovo ottimi entrambi!!!
La ricetta che vi propongo proviene da un numero della rivista "Ci piace". Vi dico subito che, rispetto ai torcetti cui sono abituata, questi sono croccanti fuori e morbidi dentro mentre quelli che mi è capitato di acquistare (confezionati o di pasticceria) sono friabili.
Il sapore è proprio identico, invece.

Riporto qui la mia versione della ricetta perché, come al solito, ho fatto una variazione: ho raddoppiato le dosi degli ingredienti per avere più torcetti ma lasciato invariate le dosi di lievito di birra (quindi, rispetto alla ricetta originale, ho dimezzato le dosi di l.d.b.).
Altra piccola variazione nella lavorazione: la ricetta indicava di ricavare dei bastoncini di 10 cm di lunghezza ed 1 cm di diametro. Per ottenere un torcetto con l'occhio bello aperto, ho fatto dei bastoncini lunghi 15-20 cm. In questo modo il buco rimane bello largo e quindi non si chiude in cottura (a causa della lievitazione del torcetto).

INGREDIENTI per una 50na di torcetti:
  • 500gr. di farina 00 + per il piano di lavoro
  • 200gr. di zucchero di canna
  • 160gr. di burro a temperatura ambiente
  • 200ml. acqua
  • 100gr. di zucchero semolato
  • 3gr. di lievito di birra
  • un pizzico abbondante di sale
STRUMENTI:
  • planetaria
  • spianatoia
  • leccarda
  • carta forno 
  • teglia o piatto in cui versare lo zucchero per "impanare" i torcetti
PREPARAZIONE dei torcetti:
Ho spezzettato il lievito nella ciotola della planetaria, vi ho versato l'acqua tiepida e l'ho fatto sciogliere.
Ho aggiunto la farina setacciata e lo zucchero semolato.
Ho azionato la planetaria a velocità media, con il gancio, ed ho fatto lavorare l'impasto fino a quando non si è staccato dalle pareti della ciotola.
Ho poi aggiunto il sale ed il burro a tocchetti (quest'ultimo in più riprese aggiungendo un secondo pezzo solo al completo assorbimento del primo).
Ho fatto lavorare la planetaria fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico. Vi confesso che la tentazione è stata troppo forte: ho preso l'impasto e l'ho ribaltato alcune volte nella ciotola. Gli ho fatto anche delle pieghe di tipo 2 perché era davvero una gioia maneggiarlo!
Ho poi formato una palla, coperto con pellicola alimentare e lasciato lievitare al caldo e lontano da correnti fino al raddoppio (3 orette e mezza circa).
Ho messo lo zucchero di canna dentro una teglia rettangolare bassa.
Ho acceso il forno impostando la temperatura di 200°C.
Ho poi ripreso l'impasto, l'ho lavorato sulla spianatoia infarinata. Ho staccato dei pezzetti di impasto e ricavato dei cilindretti lunghi 15-20 cm e di 1 cm di diametro, li ho passati nello zucchero di canna e li ho chiusi dando la tipica forma del torcetto (ho pinzato le estremità ottenendo una sorta di goccia).
Li ho messi sulla leccarda rivestita di carta da forno ed infornato per 15 minuti.
Li ho sfornati e messi a freddare sulla gratella.


Indovinate a chi sono andati i torcetti nelle scatole di latta??? ...ai colleghi, sì... ^_^


Questi torcetti, riposti in un barattolo di vetro a chiusura ermetica, si sono conservati ben 2 settimane (solo perché io continuo ad essere a dieta altrimenti non avrebbero visto nemmeno la luce del giorno dopo ^_^).


Alla prossima...
LaGio' Riccia