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mercoledì 6 novembre 2024

Torta pere, cioccolato e rhum

Ottobre. Domenica pomeriggio. 

Come da un po' di mesi a questa parte accade, mi ritrovo a camminare da sola per il centro storico della città cercando di schivare la massa di gente che passeggia confusamente per negozi e locali storici.

Attraverso il ponte Vittorio ed osservo dall' altra sponda del fiume Po i Murazzi. Solo la settimana prima erano interdetti al pubblico a causa della piena del fiume causata dalle violente piogge che hanno interessato tutto il Piemonte.
Laddove solo 7 gg prima c'era acqua, oggi la gente è placidamente seduta ai tavolini dei dehors dei vari locali che sorgono laddove un tempo vi erano le rimesse delle barche.

I locali aperti, la gente a passeggio, la mia playlist di spotify che mi tiene compagnia - e soprattutto mi rende impermeabile alla confusione - mi riportano indietro nel tempo alla fine degli anni '90.

Complici le temperature miti e quella playlist che contiene non solo brani più recenti ma anche quelli che mi piacciono da sempre, eccomi catapultata ad una calda sera di giugno.

Un sabato sera.

Con mia sorella ed alcune sue amiche/colleghe di lavoro usciamo dopo cena,  destinazione centro e più precisamente Murazzi, per l' appunto.

L' idea ufficiale - di mia sorella e delle sue amiche - era quella di incontrare dei loro amici/colleghi per andare in qualche locale.

L' intento reale, e che appresi solo una volta arrivate al luogo dell' incontro, era quello di incontrare il bello ma impossibile - in quanto già fidanzato - della compagnia quando avrebbe terminato il servizio come barman su uno dei battelli che navigavano sul Po all' epoca.

Avevo sentito parlare tanto di questo ragazzo. Mia sorella e la sua più cara amica andavano in brodo di giuggiole al solo nominarlo. Chi più, chi meno ne subiva il fascino, insomma. Io, invece, non lo avevo mai visto per cui potevo solo fidarmi delle loro recensioni.

Non avevo molta voglia di uscire, quella sera. In verità non avevo mai voglia di uscire, in quel periodo. Lo specchio mi rimandava un' immagine di me che non mi piaceva affatto ed evidentemente nemmeno al prossimo, a giudicare dal consenso che riscuotevo nel genere maschile.

Diciamo che l' attributo più gettonato per definirmi era sicuramente "simpatica"( non di certo per una questione di sensibilità legata alla problematica del "body shaming").

Quella sera decido di ignorare la vocina che mi voleva a casa, rinchiusa nella mia stanza al suono delle mie canzoni preferite, e di ascoltare quella di mia sorella che voleva mi unissi al suo gruppo al grido di "cos' avrai di meglio da fare qui, rintanata in casa???".

Esco con mia sorella - l' incarnazione di come avrei voluto apparire allo specchio - e le sue amiche. Una più bella dell' altra.

Praticamente la racchia in mezzo alle top model. 

Apprendere che la meta sono i Murazzi - troppa confusione, troppo rumore, troppa umidità - non aiuta il mio umore (più che "quella simpatica", parevo l' incarnazione di "pessimismo e fastidio").

Decido comunque di dare filo da torcere al carognone che alberga in me, se non altro per mia sorella che tanto carinamente mi aveva portata con sé. Cozza magari anche sì, io, ma non zavorra.

Scopro così che sta per arrivare il tanto nominato "bonazzo".

Un po' contenta la sono: se non altro la mia curiosità verrà soddisfatta.

Sento il fermento crescere intorno a me "eccolo, eccolo...andiamogli incontro!!".

Lo vedo da lontano. Lo riconosco dalle descrizioni che me ne avevano fatto mia sorella e la sua inseparabile amica C.

Altezza normale. Capelli castani, corti. Barbetta (all' epoca non esistevano gli hipster). Quel filo di pancetta che non disturbava.

Diciamo gradevole, al primo colpo d' occhio. Non sto "figo da paura" che mi ero immaginata nel sentire i racconti delle mie compagne di sventura ma comunque poteva rientrare nella categoria dei piacioni.

Ci avviciniamo. Saluti e baci tra conoscenti e poi mia sorella mi presenta "Lei è la mia sorellina!".
Io lo guardo: "Ciao, Giovanna.".

Avete presente il sasso nello stagno? Ecco la mia impressione è che l' impatto di quella informazione nel suo retrocranio sia stato il medesimo.
Mi rivolge un "N." distratto, senza nemmeno aggiungere un "Crepa o sciòpa" (trad. "Muori o scoppia").

Dirigo il mio sguardo altrove. Subito sento le mie compagne di sventura apostrofare il bonazzo con un finto sdegnoso "ma cosa fai?!?!?!?!?" seguito da risatine semi-isteriche.

Mi giro e vedo il motivo dello sdegno. Il bonazzo aveva sbottonato i pantaloni per infilarvi più agevolmente la camicia.
Un cambio di outfit cielo aperto, come si direbbe ora. Camicia e pantaloni sbottonati ma non alla Harrison Ford in "Una donna in carriera" ossia bello e simpatico. No!
Lui proprio si attardava a ricomporsi godendosi a pieno tutte le manifestazioni di consenso.
Fatto sta che mi monta su la carogna. Un po' per la reazione delle mie compagne d' uscita, un po' per la sua sicumera da "Quanto so' figo, quanto so' bello. Paio un fotomodello!".

Nella mia testa un solo pensiero: "Può anche essere un bonazzo ma a me pare più, per citare Bart di 'Santa Maradona', "Quell'essere mitologico? Quello col corpo di uomo e la testa di c****" (questa la scena)

Al che lo guardo ed esclamo "Ma nascondi quelle macerie! Potresti almeno girarti, di grazia! Ma guarda un po' te questo...".

Da quel momento, non ci crederete, non me lo sono più schiodata di dosso.
Mi si è attaccato come un mitile allo scafo di una barca ed ha trascorso praticamente tutto il resto della serata a parlarmi ed a far battute per cercare di farmi ridere. Tutto questo in mezzo allo scorno dell' amica di mia sorella, C., che  non riusciva ad inserirsi nei discorsi.

Abbiamo scherzato tantissimo. Vi dirò che l' ho trovato pure simpatico e che mi sono pure divertita.

Com'è andata a finire?
E come volete che sia andata a finire? In nessun modo!!! 

Il giorno successivo lui ha chiesto a mia sorella notizie di me e se la sera precedente io mi fossi divertita.

Qualche settimana dopo l' ho rivisto nel locale storico di Torino in cui lavorava talvolta dove mi ero recata a prendere un caffè con mia sorella ed il mio fidanzatino dell'epoca (che era di un' altra città e che era venuto in trasferta a trovarmi).

Molto cavallerescamente mi regalò una rosa rossa che era in uno dei vasi sul bancone del locale, ignorando bellamente quello che gli avevo appena finito di presentare come "il mio ragazzo" (ohh non so se sto qua probabilmente aveva dei problemi di calo di interesse durante le presentazioni) e che ovviamente non gradì nella maniera più assoluta quel gesto galante.

FINE DEL MOMENTO NOSTALGIA.

Domenica pomeriggio solitaria... ma che viaggio nei ricordi mi son fatta?!?

Prima di passare alla ricetta vorrei ringraziare chi è passato a trovarmi in questo mio angolino in questi mesi di assenza lasciando qualche traccia scritta ma anche no.

E poi domando scusa, non tanto per la mia assenza... perché, non me ne vogliate, non mi sento così importante da poter mancare ;-), quanto per l' argomento volutamente leggero e frivolo di questo post.
Avevo vent' anni, all' epoca. Riscuotere consensi dal punto di vista esteriore era una cosa inusuale per me e riuscirci, quella sera, senza nemmeno sforzarmi ma limitandomi ad essere me stessa, mi lusingò.

Ma passiamo alla ricetta perché, comunque, anche se non scrivo, io continuo a sfornare torte, biscotti & Co. come se non ci fosse un domani per le colazioni di LoveOfMyLife.
La ricetta proviene dalla pagina IG di Chiara Paoli io ho solo usato farina di tipo 1( nel post non veniva specificata la tipologia), zucchero di canna (nel post veniva indicato semplicemente "Zucchero") e 2 pere anziché le 3 del post. La teglia può arrivare a 20 cm di diametro. Io l'ho usata di 18 e mi è venuta fuori una torta altissima che pareva quasi un panettone!!!!! :-D

Ingredienti per uno stampo a cerniera di 18cm di diametro: 

  • 300gr. di Farina di tipo 1
  • 100gr. di Zucchero di canna
  • 3 Uova
  • 60gr. di Latte
  • 60gr. di Olio di semi di girasole
  • 30ml. di Rhum + 2 cucchiai
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • un cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 2 Pere Williams
  • Gocce di cioccolato fondente a sentimento

Strumenti:

  • padella
  • coltello
  • ciotola
  • spatola
  • setaccio
  • fruste elettriche
  • leccarda
  • carta da forno
  • gratella 

Preparazione:

Ho tagliato le pere a cubetti e le ho saltate in padella a fiamma viva con un cucchiaio di zucchero e due cucchiai di rhum finché i liquidi non sono evaporati ed ho lasciato intiepidire.
Ho acceso il forno impostando la temperatura di 180°C.
In una ciotola ho sbattuto le uova con lo zucchero di canna.
Ho poi aggiunto a filo 60gr. di olio di semi, 60gr. di latte e 30ml di rhum ed ho mescolato.
A parte ho setacciato la farina con il lievito e l' ho aggiunta al composto di uova e zucchero & co. Per ultimo ho inserito l' estratto di vaniglia ed ho mescolato con una spatola dall'alto verso il basso fino ad ottenere un impasto liscio e senza grumi.
Ho aggiunto le gocce di cioccolato e 2/3 dei cubetti di pera.
Ho versato l’impasto in una teglia di 18cm rivestita di carta forno e prima di infornare a 180°C ho cosparso la superficie con la restante pera ed altre gocce di cioccolato.

Ho fatto cuocere per 50minuti circa.




Un abbraccio.
LaGio' Riccia.

lunedì 29 giugno 2020

Torta speziata con amaretti e ricotta al profumo di arancia e rum - Per la festa della Mamma a scoppio ritardato

Mi sembra quasi impossibile che dal mio ultimo post siano passati quasi 3 mesi.
In questo lasso di tempo sono accadute tante, tantissime cose.
Le più disparate e disperate.
Nonostante la mia assenza dal mio e dai vostri blog, il filo conduttore, la costante di questi mesi è stata la cucina.
Ho cucinato per far passare il tempo.
Per non pensare.
Per superare momenti di tristezza.
Per affrontare momenti di disperazione.
Per festeggiare ricorrenze che ho sentito di dover celebrare lo stesso, nonostante la testa ed il cuore fossero altrove.
Per aggrapparmi alla "normalità".
Per provare.
Per confermare o smentire che l'esito positivo della prova non fosse una semplice botta di chiulo.
Per festeggiare una bella notizia.

Questa torta è quella che ho preparato per la festa della mamma che quest'anno abbiamo posticipato al suo rientro a casa dalla degenza in ospedale.
E' una torta nata così, un po' per caso, provando a mettere insieme quel che avevo in casa e che so che alla mia mamma piace.
Come noterete anche voi, non sono capace a dare i nomi alle torte...!! 
Per non far torto a nessuno degli ingredienti utilizzati per la sua realizzazione, fosse per me li elencherei tutti...ma, oltre a risultare troppo lungo, probabilmente non susciterebbe interesse. 
In ogni caso l'importante è che la torta sia buona e, vi assicuro, la è!
Provatela e mi direte.

INGREDIENTI per uno stampo a cerniera del diametro di 19 cm:
  • 250 gr. di farina 00
  • 160 gr. di zucchero semolato
  • 2 uova a temperatura ambiente
  • 80 gr. di amaretti ridotti in polvere
  • 30 gr. di nocciole tostate ridotte in polvere
  • 250 gr. di ricotta vaccina sgocciolata e setacciata
  • 16 gr. di lievito istantaneo 
  • 1 cucchiaino di spezie miste (io ho usato un mix di cardamomo, chiodi di garofano, cannella e zenzero)
  • la scorza grattugiata di un'arancia
  • il succo di mezzo limone
  • 30 ml di rum
  • semi di una bacca di vaniglia Bourbon
  • zucchero a velo per guarnire
STRUMENTI:
  • ciotola
  • mixer
  • setaccio
  • fruste elettriche
  • ciotolina
  • grattugia
  • coltellino
  • stampo a cerniera di 19cm di diametro
  • carta da forno
  • leccapentole
PREPARAZIONE
Qualche ora prima di preparare la torta, ho preparato quello che per comodità chiamerò "mix aromatico" perciò ho messo in infusione nel succo del mezzo limone (filtrato) il mix di spezie, la scorza d'arancia, i semini di vaniglia. In ultimo ho aggiunto anche il rum.
Ho anche messo a scolare la ricotta vaccina (l'ho messa nello scolapasta con sotto un piatto).
Poco prima di iniziare a preparare la torta, ho passato la ricotta al setaccio ed ho acceso il forno impostando la temperatura di 180°C.
Ho passato al mixer gli amaretti con le nocciole tostate fino ad ottenere una farina fine.
Ho rivestito lo stampo con la carta forno.
Ho rotto le uova in una ciotola e le ho montate con lo zucchero per un quarto d'ora circa (fino a farle diventare chiare e spumose).
Ho poi aggiunto il mix aromatico ed ho amalgamato.
In seguito ho aggiunto la ricotta setacciata in più riprese in modo che si amalgamasse bene al composto di uova, zucchero e mix aromatico.
Ho poi aggiunto la farina di nocciole ed amaretti ed in ultimo la farina setacciata con il lievito.
Qualora il composto risultasse troppo denso, consiglio di aggiungere dei cucchiai di latte (decidete voi se di origine animale o vegetale) sempre a temperatura ambiente. 
Ho versato il composto nella teglia ed infornato per 45-50 minuti abbassando la temperatura del forno a 170°C (fate la prova stecchino!!).

Ho sfornato la torta e l'ho spolverata con dello zucchero a velo.







Vi abbraccio.
A presto,
LaGio' Riccia

martedì 1 aprile 2014

Biscotti friabili con i tuorli sodi

Ho sentito spesso parlare dell'utilizzo del tuorlo sodo nella preparazione della frolla.
Quando sono incappata nel numero di MARZO 2013 della rivista "In tavola" ed ho letto la ricetta dei
"Biscotti friabili con i tuorli sodi" mi sono detta: "Perché no?!"
Il risultato è stato davvero sorprendente: la frolla è davvero molto friabile (ma guarda...sarà per quello che si chiamano così?!?!?! ^_^) - ricorda la consistenza dei canestrelli del Sassello, per intenderci - il sapore è molto aromatico (un profumo quando impastavo...!!!) e devo dire che sono biscotti molto leggeri...che non "stancano" ma questa, ahimé, è un'arma a doppio taglio ^_^  decidete voi se questo è catalogabile alla voce "pro" od alla voce "contro".

Ingredienti
  •  150 gr. di farina 00
  •  120 gr. di burro freddo a dadini
  •  60 gr. di zucchero a velo
  •  30 gr. di mandorle in polvere
  •  2 tuorli d'uovo sodi
  •  3 cucchiai di Rhum
  •  i semini di un baccello di vaniglia Bourbon
  •  un pizzico di sale
  •  un pizzico di lievito per dolci
Strumenti:
  • un colino a maglie strette
  • una ciotola
  • un pentolino
  • un coltello
  • pellicola per alimenti
  • gratella per dolci
Preparazione:

Ho messo le uova in un pentolino e le ho coperte di acqua fredda e, dopo l'ebollizione, le ho fatte cuocere 8 minuti. Le ho sgocciolate, picchiettato i gusci, le ho messe a raffreddare in una ciotola di acqua fredda. Dopo averle sgusciate ho eliminato l'albume ed ho passato i tuorli in un colino a maglie strette.
Ho setacciato sulla spianatoia la farina con il lievito, ho aggiunto lo zucchero a velo, il pizzico di sale, i tuorli sodi, il burro freddo a dadini e le mandorle in polvere.
Ho poi prelevato i semini dalla bacca di vaniglia incidendola longitudinalmente e li ho uniti agli altri ingredienti ed ho impastato velocemente fino ad ottenere un composto sabbioso.
Ho aggiunto il rhum ed ho lavorato per qualche minuto in modo tale da ottenere un impasto liscio.
Ho diviso la pasta a metà, ho formato due cilindri di circa 3 cm di diametro e li ho avvolti nella pellicola.
Ho messo i cilindri a riposare in frigorifero. Nella ricetta viene specificato di far riposare l'impasto per almento un'ora...io li ho lasciati dal pomeriggio del sabato fino alla domenica mattina.

Ho acceso il forno impostando la temperatura di 180°C.
Ho estratto i cilindri dal frigorifero (eliminando la pellicola) e li ho tagliati a fette dello spessore di 1cm circa. Li ho disposti, distanziati l'uno dall'altro, sulla leccarda rivestita di carta da forno. Li ho infornati per 20 minuti circa e poi li ho messi a raffreddare su una gratella per dolci.

I biscottini si conservano fino a 10 giorni in una scatola di latta.
Sono deliziosi sia con il thé che con il latte.





lunedì 10 marzo 2014

Dalle Mantovane ai Nodi di brioches attraverso... il lievito muschiato

SOTTOTITOLO: La scoperta dell'importanza di un censimento accurato degli ingredienti.

Da diversi anni - ormai dieci - sono donatrice di sangue.
L'idea di diventarlo mi solleticò già durante quella lontana lezione di biologia nella quale la professoressa ci spiegò che le persone con il gruppo sanguigno di tipo "0" (il mio) sono donatrici universali. Ricordo che pensai: "varrebbe la pena!!".
Raggiunta la maggiore età e, ahimé, qualche anno in più, riuscii a diventarlo: i miei valori del sangue rientravano nei limiti imposti ai donatori, fortunatamente gli aghi non mi spaventano e riesco ad affrontare un prelievo senza svenimenti o malori vari ed eventuali.
I vantaggi sono indiscutibili:
1. puoi fare del bene, aiutare qualcuno senza grossi sforzi (almeno per me!!)
2. l'intera giornata viene riconosciuta pertanto si può "far vacanza" dal lavoro senza intaccare le ore di ferie e/o di permessi
3. posso concedermi, al termine della donazione, una sontuosa colazione a base di croissant "ciccio" (farcito con crema o cioccolato) e cappuccino al bar.
In realtà io dico sempre che la vera "opera buona" non la compio donando il sangue ma andando a consumare la meritata colazione subito dopo... purtroppo se non metto qualcosa sotto i denti al mattino, risulto alquanto intrattabile (leggi: lascio una scia di morti e feriti lungo il mio passaggio)...un perfetto "animale asociale", insomma.
Ad ogni buon conto, un paio di settimane fa sono stata in permesso per donazione sangue per cui, avendo il pomeriggio a completa disposizione avevo pensato di impiegarlo nella produzione di pagnotte - Mantovane - per la colazione perché, per quanto golosi, i croissant non mi soddisfano quanto un bel pezzo di pane con un velo di marmellata sopra.
Inizio, quindi, col pesare la farina 00 e la metto nella ciotola scelta per impastare.
Peso la manitoba e la verso sulla farina 00.
Prendo il cubetto di lievito di birra dal frigorifero, lo scarto e... SORPRESA: era ricoperto da una bella pelliccia verde muschiato. Il lievito aveva deciso di abbandonarmi con largo anticipo rispetto alla data di scadenza riportata sulla confezione.
Tralascerò la descrizione accurata dei vari stati emotivi che ho attraversato nell'arco di cinque minuti (sorpresa, dispiacere, sgomento, disappunto, confusione, indecisione) perché hanno lasciato posto alla determinazione: la mia "missione" (e 007 mi faceva un baffo) era quella di non sprecare altra roba. La mia priorità era quella di trovare una ricetta di ripiego che comprendesse l'utilizzo di ALMENO quelle dosi delle farine che ormai avevo già setacciato insieme.
Così sono approdata a questa  ricetta deliziosa (presa dal blog Fulvia's kitchen) ed anche un po' "ciccia" - visto l'impiego del burro nella farcia - e che sicuramente rifarò con alcune varianti che mi sono venute in mente quando le mie papille gustative erano in piena sollecitazione.

La ricetta originale prevedeva l'uso dell'uvetta ma, siccome io non amo particolarmente questo ingrediente, ho deciso di sostituirla con delle gocce di cioccolato e bacche di Goji (aridaje con 'ste bacche...lo so che corro il rischio di inflazionarle ma siccome ne avevo già un sacchetto aperto...ho pensato di finirlo!!)

Ingredienti
  • 400 gr. di Farina 00
  • 200 gr. di Manitoba
  • 150 gr. di zucchero di canna
  • 100 gr. di zucchero semolato
  • 150 gr. di burro
  • 40 gr. di gocce di cioccolato fondente
  • 20 gr. di bacche di Goji
  • 2 uova
  • 1 cucchiaino abbondante di cannella
  • 2 dl. di latte
  • 5 gr. di sale
  • 7 gr. di lievito di birra secco
  • rum per l'ammollo delle bacche di Goji
  • latte per spennellare
Strumenti:
  • un bicchiere
  • carta da cucina
  • 2 pentolini
  • due ciotole
  • un setaccio
  • pellicola per alimenti
  • una forchetta
  • un mattarello 
  • un coltello
  • una leccarda rivestita con carta da forno
  • un pennello in silicone 
  • una gratella per dolci  
Preparazione:

Ho messo le bacche di Goji ad ammorbidire in un bicchiere di rhum per un quarto d'ora circa dopodiché le ho scolate, strizzate e messe ad asciugare in mezzo a due pezzi di carta da cucina.
Ho messo a sciogliere 75 gr. di burro in un pentolino ed in un altro ho fatto intiepidire i 200 dl. di latte.

In una ciotola ho setacciato le due farine ed ho fatto un buco in centro in cui ho versato: il latte tiepido, le uova precedentemente sbattute, lo zucchero semolato, il burro fuso e il lievito. Ho amalgamato un po' ed all'ultimo ho aggiunto il sale.
Ho lavorato il tutto fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo che ho poi messo a lievitare (sempre nella ciotola) coperto da pellicola in un luogo tiepido per un'ora e mezza.
In un'altra ciotola ho messo i restanti 75 gr. di burro ammorbidito, la cannella e lo zucchero di canna.
Li ho lavorati con una forchetta fino ad ottenere una crema.
Trascorsa l'ora e mezza ho preso  l'impasto lievitato, l'ho steso aiutandomi con un matterello e cercando di formare un rettangolo di circa 1/2 cm di spessore.

Ho steso  la crema di zucchero, burro e cannella  e poi ho aggiunto le gocce di cioccolato e le bacche di Goji cercando di distribuirle uniformemente.
Ho chiuso l'impasto a libro, schiacciato leggermente con le mani e con un coltello affilato ho ricavato delle strisce di circa 2 cm di larghezza.
Da ogni striscia ho ricavato un nodo che ho adagiato sulla leccarda ricoperta di carta da forno.
Ho coperto i nodi con la pellicola e li ho lasciati lievitare un'altra ora.
Ho acceso il forno impostando la temperatura di 180°C e dopo aver spennellato con del latte i nodi li ho infornati per 15 minuti.
Li ho poi messi a freddare su una gratella per dolci.

W la colazione!!!!!